Questo è un post sfigato

Non vedo l'ora di Capodanno. Di perdermi in quella frenetica festa. Sperando di perdermi nelle distrazioni e nei racconti degli altri. Come faccio sempre. Voglio aiutare qualcun altro perché pensare a me stessa nel profondo non mi aiuta.
Mi aiuta che gli altri mi parlino e si affidino a me, perché so, per esperienza, che se c'è davvero qualcosa che non va, non me la dirà nessuno e se la terrà per sé. Fingerà di ridere e divertirsi, di star bene e ci ritroveremo in due così e staremo momentaneamente a posto.
E sono talmente indecisa di quello che farò quella sera. Spero d'incontrare il mio migliore amico e passare una buona serata lontana dal caos della discoteca o delle feste, ma se così non fosse, troverò un altro posto.
La verità vera è che non ho mai potuto andare in giro a Capodanno (la sera prima, intendo) ed ho un po' di timore, non che cambi qualcosa dalle altre sere, però, c'è un'atmosfera diversa. E la cosa più assurda tra tutte è che ora che i miei genitori mi hanno dato un permesso che ho chiesto per anni, non ne sono poi così entusiasta. Quasi speravo che all'ennesima richiesta, loro mi rispondessero di "no", così avrei potuto dare la colpa a qualcuno. Sì, è cattivo da dire, ma tanto non posso farlo e quindi non ha valore.

Parlando di valore, oggi mia madre mi ha torturata chiedendomi quali sono i valori per me. Come vorrei passare la vita, detto nel suo gergo.
Spesso mi dispiace per lei, ho paura di deluderla. Ho paura di sbagliare e non voglio che lei si chieda cos'ha fatto per meritarsi questo. Le voglio bene. Eppure non posso evitare di deluderla, perché le persone a cui vuoi bene ti deluderanno. Senza Eccezioni.
Comunque, tornando a prima, sapete cosa le ho risposto?
–Io te lo dico. Ma non ti aspettare granché. Decidi, vuoi la verità vera?–
Lei mi ha ignorata, dicendo di parlare e così ho fatto.
–Non m'interessa la famiglia. In alcun modo. Voglio bene a voi, ma non ho voglia di crearmi una famiglia quando me ne sarò andata da questa casa.
A me interessa la carriera. Il lavoro che voglio è la mia più grande aspirazione. Non voglio essere la donna perfetta: non so cucinare, né stirare. Non andrò in Chiesa, nemmeno a Natale e viaggerò tanto, o almeno lo spero–

Sono piuttosto scazzata in questa foto, ma riprende bene come sto oggi u.u

–Vuoi viaggiare? E con chi?–
–Anche da sola–
–E dove vuoi andare?–
–Ovunque– ho detto alzando le spalle.
–Sei disorganizzata. Ma non potrei desiderare altra figlia, sei sicura e determinata e io ti amo tanto–
A questo punto ci siamo abbracciate e io ho detto: –Aspetta, anche se amo i teschi sulle magliette?–
–Devo accettarlo– ha risposto.

Buon Natale. Siate sempre come siete stati forgiati per essere!

–Vorrei crederci, con quelle persone che frequenti!–
–Cosa intendi dire?–
–Dico che tu frequenti un mucchio di drogati e dovresti smetterla prima di diventare come loro!–
Io frequento un mucchio di drogati? Prima di diventare come loro?
–Perché non passi il capodanno con il tuo ragazzo, invece che con il tuo migliore amico?–
–Non ne sono sicura, ti ho detto e poi io non ho un ragazzo–
–Per colpa del tuo migliore amico–
E' colpa sua? Dovrei trovarmi il ragazzo per essere normale?
–Magari se andassi avanti e la smettessi di pensare ad uno che non ti vuole aiuterebbe...–
–Io non voglio smettere di pensare a lui. Sto bene così–
–Questo non è vero! Tu ti senti triste!–
Mi sento triste? Non sto bene così?

Ma accidenti! Perché provano tutti a controllarmi? Ogni persona nella mia vita, crede di essere in grado di dire come mi sento. Solo poche mi rivelano ciò che davvero pensano più giusto per me.
Una mia amica mi dice che diventerò una drogata solo perché frequento persone per lei "poco affidabili", mi dice che dovrei smetterla di stare con loro, perché mi stanno rovinando.
Di conseguenza, io mi trovo a pensare che diventerò come loro e metto in discussione l'amicizia che ho con loro.
Mia madre è fissata che il mio migliore amico mi ostacoli nella ricerca di un ragazzo. La verità è che lui non mi ostacola affatto, sono io che ostacolo le persone intorno a me.
E allora mi sento in colpa perché voglio bene al mio migliore amico. Non è normale essere tanto amica di un ragazzo?
Altre ragazze che non riesco a definire amiche, invece, sono sicurissime che io stia male perché penso sempre ad un ragazzo.
Vorrei che tutti loro la smettessero. Vorrei poter capire da sola se sto sbagliando o no. Io non sono una drogata, né lo diventerò. Le persone che la mia amica ritiene essere fumate solo perché fumano un po' di Marlboro sono le stesse con cui rido e scherzo ogni giorno, le stesse che mi rendono partecipe di un sacco di cose, le stesse con cui condivido scelte religiose, politiche e di vita. Le stesse a cui non interessa quale sia il mio aspetto esteriore. Ed io voglio tremendamente bene a loro e loro hanno dimostrato più volte di volerne a me.
E' lei quella con i pregiudizi che crede di sapere tutto di tutti.
E il mio migliore amico... no, io non abbandonerò mai il mio migliore amico. Mai. Che la gente dica quel che vuole, che sparli fin quando quel briciolo di coscienza rimasto nella loro mente non si faccia vivo.
E che quelle ragazze dicano ciò che più loro aggradi, non m'interessa, non mi farò buttare giù, non diventerò triste, solo perché loro dicono che lo sono.

Io sono tremendamente fiera della mia vita. Non ho paura. Non ho paura di frequentare persone completamente diverse tra loro. Non ho paura di aspettare che il ragazzo giusto arrivi da sé. Non ho paura di affrontare i pregiudizi degli altri.
Lotterò sempre per difendere me stessa e i miei amici.
E scusatemi tanto di tutto. Scusatemi se sbaglio, se spesso mi chiudo a scrivere per giornate intere. Scusate se scrivo tutto qui. Ma scrivere è la mia arma più grande, è tutto ciò che ho. Scrivere mi fa ricordare chi sono, scrivere è il mio modo di parlare. Io non so parlare, non ne sono capace; se dovessi intrattenere un'arringa, probabilmente m'impappinerei. Ma scrivere è la mia linfa vitale, quella che tramuta le mie sofferenze in forza.

Buon Natale. Leggete e scrivete a non finire.

Cosa può il caso riservare!

Tornare da casa a quest'ora mi fa sentire strana. E' come se dall'una, quando sono uscita da scuola, ad ora, quando sono rientrata a casa, il tempo si fosse fermato e il mondo insieme a lui.
Forse è la pressione che mi si sta accumulando addosso, forse è il risultato tremendo di oggi, forse ancora è il fatto che non ho tempo per leggere perché devo fare qualcos'altro, oppure semplicemente scrivere, che adoro, ma che implica tempo.
Tempo, tempo, tempo. Fermate questo tempo che sta volando. Sono in terza liceo e voglio fermarmi. Fermate il tempo, ve ne prego.
Personalmente, non credo che il vero problema sia la scuola. Sì, un risultato brutto può arrivare, ma non ne ho mai fatto un dramma. Prima si cade e poi ci si rialza. Credo, piuttosto, di volermi divertire. Divertire in un modo puro e sano. Non dover spiegazioni a nessuno e ridere.
Sono tornata a quest'ora e nessuno mi ha detto niente... probabilmente perché nessuno, tranne gli amici con cui sono stata, lo sa e mai lo saprà.
Voglio ancora del tempo così: mettermi a cantare per strada le canzoni degli AC/DC e spaventare le nonnette. Chissà cosa pensano alcune quando passo loro accanto, ma di sicuro non vedono cosa sono io. Non vedono, perché niente di me è mai allo scoperto.
E poi, oltre ai miei due amici rock/punk, ho riso con una ragazza. L'avevo vista spesso e sapevo che era amica loro, ma non le avevo mai parlato davvero, sebbene ne avessi l'intenzione.
Mi è sempre stata simpatica al primo sguardo: maglietta dei Metallica, matita nera agli occhi, capelli con le treccine, risata facile e comportamento da maschiaccio... una me in biondo.
Oggi ci ho parlato un po' e non ho trovato una di quelle ragazze che gira abbracciando tutti e facendo l'oca, ma una ragazza che ha voglia di divertirsi davvero e che è super simpatica!
Mi piace conoscere persone nuove e di questi tempi le nuove amicizie fioccano come neve...
Quindi, mettiamola così... in questa giornata ho: preso un 4 e conosciuto per puro caso una possibile nuova amicizia... sì, il 4 lo accetto con piacere, se è un pegno da pagare *ammiccamento*!

My Christmas Gift

Buondì!! Ahhh che bella domenica domenicosa!
A parte il fatto che oggi pomeriggio devo passarlo a studiare chimica, mi sento rilassatissima e di buon umore, perciò, in questo post super tranquillo, farò il Tag: my Christmas Gift che mi ha passato la elfica Ettelen (cliccate per vedere il suo elfico blog!). 
Che buon profumo di cioccolata calda... Mi sto distraendo! 



1– Qual è il primo regalo di Natale di cui hai memoria?
A dire la verità non so se sia il primo, ma era una scatolina del tabacco che avevo visto nel vecchio negozio di giocattoli. Avevo visto o sognato (questo non lo ricordo) Pippi Calzelunghe che fumava un sigaro e sapevo che c'era il tabacco, quindi sono rimasta impressionata e volevo fumare anch'io. Solo che al posto del tabacco, c'erano dei cioccolatini, ma la scatolina era meravigliosa!

2– Qual è stato l'ultimo regalo di Natale che hai ricevuto?
Beh, l'ultimo è stato una candela profumata. Me l'hanno regalata quest'estate (erano persone che non vedevo da tempo)

3– Qual è stato il regalo di Natale desiderato e mai ricevuto?
Questo è stupido, ma ho sempre voluto provare il carbone dolce, ma nessuno me lo ha mai regalato...

4– Qual è stato il regalo di Natale più bello in assoluto?
Era il Natale della prima media, quindi del 2007 e mi ricordo di essermi svegliata ed essere andata di corsa sotto l'albero. Ho visto una borsa di stoffa che si muoveva... il cagnolino che avevo chiesto per anni era arrivato! 

5– Qual è stato il regalo di Natale più brutto?
Sicuramente dei trucchi profumati e colorati che mi avevano regalato i miei zii quando ero piccola. Io ero una specie di Indiana Jones e i trucchi colorati non li uso nemmeno ora, perciò pensate alla mia faccina delusa quando ho visto quel regalo orrendo!

6– Qual è stato il Natale più felice?
Io spero che sarà questo :)

7– Qual è stato il Natale più triste?
C'è stato un Natale molto triste, mi pare nel 2008 o 2009, ma non c'era un motivo particolare, o almeno non che io sappia..-

8– Qual è stato il regalo di Natale più inaspettato?
Tutti quelli che non mi fanno i miei genitori e mia nonna xD

9– Qual è il regalo che hai fatto di cui vai più fiera?
Non ce n'è uno, perché tutti vogliono cose diverse e io spero sempre di dare il migliore ad ognuno e non so... non lo so xD

10– Quale regalo vorresti ricevere per questo Natale?
Non ho grandi pretese, ero molto più pretenziosa un po' di tempo fa. Tutto quello che voglio sono libri e amore che per me sono un po' la stessa cosa. Per specificare, l'amore è inteso come "voler bene" e comprende tutti i tipi possibili e immaginabili d'amore. Anche quello di voi blogger ^_^

Passo il tag a: 

Sheryl... per quando avrà tempo ;)
Alic... perché... boh, lei c'è sempre
Yvaine... perché lei ci sta facendo tanti regali questo Natale!

Perché lui crede in me

Non mi era mai capitato di sentirmi tanto felice per qualcosa. Non mi era mai capitato di sentirmi tanto triste per qualcosa. Felicità e tristezza non si escludono, continuano a vivere alternate, quasi che fossero due entità distaccate dentro di me.
Ieri, però, è accaduto qualcosa di così bello che ho dimenticato il motivo della mia tristezza, motivo che mi affliggeva da mesi, addirittura da circa due anni. E' svanito, come il fumo che esce dalle sigarette e si libra pian piano nell'aria fino a finire in un dove che non si conosce.
Credevo che quando sarebbe successo, sarei saltata come una molla e avrei gridato per la casa. Ma non è stato così. Sono rimasta lì, ferma, immobile e ho pensato: "Sono davvero all'altezza?" e poi la risposta è arrivata da sé... sì. Grazie a voi del blog, perché ho capito che non bisogna essere all'altezza, ma amare ciò che si fa. Ed io amo questo blog, proprio come amo ciò che è successo.
Ho passato tutta la notte chiedendomi se non avevo sognato, se fosse reale ciò che mi era capitato. "Forse ho frainteso" pensavo. No, le prove sono qui, nel mio computer e tutto è successo davvero.
Ho raccontato di questa storia a tutti, senza dire come la porterò avanti e mi aspettavo che a nessuno importasse e invece, proprio dalle persone nelle quali avevo meno fiducia sono arrivati complimenti sinceri e un senso di calore che mi ha fatta sentire amata.
Un'ombra ha portato buio sulla mia felicità quando due occhi scuri mi hanno incontrata, ancora. Continua a succedere. Un giorno questo mi ucciderà, un giorno quei due occhi bruni ritorneranno a trafiggermi il cuore, a bruciare nei miei pensieri, ma non oggi. Oggi due occhi celesti mi hanno chiamata "scrittrice" e mi hanno riempita di sorrisi.
Crede davvero in me. Ci crede come lui non ha fatto mai. Ed io non lo deluderò. Continuerò a scrivere finché un ultimo battito, un ultimo respiro in me vivrà.

Non credo che capirete, non credo nemmeno che dobbiate capire, chiudete gli occhi e sentite...

Ha smesso di nevicare. 
Maledetta me, quando gli ho detto che la neve non mi piaceva. In effetti non mi piace. Allora perché sono triste se non la vedo? 
Come è possibile che sia Natale e che mi senta sola, quando alla festa dei morti ero molto più felice? No. Non è ancora Natale. Ma l'albero è lì, che mi guarda, io lo trapasso con i miei pensieri infernali. 
Eppure fino a ieri ero felice e contenta. Forse perché oggi non farò niente. Forse è per questo. 
Probabilmente il Natale non mi ha ancora riempito i polmoni. Cerco di fare le cose più natalizie possibili, ma mi sento ancora così sola. Non sento il calore. Non sento il mio sangue che ribolle di eccitazione nelle vene. 
Ho comprato la coca-cola (è molto natalizia, a mio parere), ho cucinato i biscotti allo zenzero, io e la mamma faremo tra poco la porchetta, l'albero di Natale è pronto, la neve è caduta, ci sono libri e cioccolata calda a volontà, c'è il mio cagnolino che mi tiene caldo alle gambe con il suo corpicino. 
Ci sono tante feste a cui andare e tante persone da rivedere. E' da almeno un anno che non le rivedo ed ora che sto per rincontrarle, non sono emozionata. 
Sento solo un lieve piacere, ma niente dell'emozione che c'era l'anno scorso. 

"C'è ancora tempo e poi tu nemmeno ci credi al Natale" mi ha detto la mia amica perfettina. Lei sa già cosa farà, ovvio che lo sa, con il suo gruppo religioso andrà in montagna a girare e passerà il Capodanno in grande stile. Giusto perché sono credenti. Giusto perché odiano lo sfarzo. 
Non ho ribattuto, ma io al Natale ci credo! Forse non crederò alla parte puramente spirituale del Natale, ma questa festa è molto di più! 
"A me il Natale fa schifo, è una festa che non ha senso" ha commentato il mio amico con la sigaretta in bocca... "A me piace. E' l'atmosfera: le preoccupazioni svaniscono per un po' e tutti siamo più felici" ha aggiunto un'altra ragazza, già pronta ad accendere la sigaretta che aveva in mano. 
Era esattamente quello che intendevo. Il Natale è amore, e non sono solo i credenti a poter amare. Io adoro il Natale. Ma quest'anno no. E ancora non capisco perché.
"Magari è per la famiglia, si sa ormai che odi la tua famiglia. Io la odio per esempio, non vedo l'ora di andarmene di qui" ha supposto il mio migliore amico. Ed è grazie a lui che ho capito perché quest'anno sia così triste. Io voglio bene alla mia famiglia, i miei parenti li detesto, ma quest'anno non ci saranno. Il punto è che il mio migliore amico odia il Natale perché odia la sua famiglia, perché deve stare con la sua famiglia. Sono le persone con cui stai a rendere magico tutto. Io sto con persone meravigliose, ma ne manca una...

"Tu credi che avere problemi mentali possa considerarsi un pregio?" 
"Se si chiamano problemi ci sarà un motivo"
"E' come pensavo"... 
Una risata molto forte le fece tremare le mani. Non era il freddo, non era il vento. Era il suono di quella risata. Se lei fosse stata un pianeta, in quell'istante, Madre Natura si sarebbe scatenata: terremoti, maremoti, uragani ed incendi l'avrebbero sovrastata. 
Si fermò per un attimo. Non avrebbe dovuto farlo. 
"Che c'è?" 
Non rispose. Le guance erano diventate amaranto e la punta del naso una ciliegia. Si voltò. Grave errore. Erano occhi, quelli dietro le sue spalle che non avrebbe voluto vedere. 
Occhi che sorridevano, chissà se per la risata appena terminata o per la sua vista. 
Sarebbe rimasta lì per sempre. Senza fiatare o parlare o camminare. Sarebbe restata, se solo qualcuno non l'avesse presa per il braccio e non le avesse detto: "Bimba, non doveva nevicare, oggi?"
"Sì, ma tanto non mi piace la neve"
"Nemmeno a me..." e susseguì un mare di parole. Lui non parlava mai per primo, era sempre lei a dover attaccare bottone, ma allora no. Allora continuò a parlare del tempo, senza accorgersi della minuscola lacrima che si era formata al bordo dell'occhio di lei e repentina era caduta. Senza lasciare traccia.  

Qualcosa di SOLO mio...

...E se poi accadesse? Se poi accadesse un giorno, per magia, d'innamorarci di una persona stupenda, senza cattiveria, senza antipatia, senza gelosia? Nel più puro dei casi?
Il mio primo amore, odio dirlo, ma è nato per gelosia. Credo che sia stato quest'oscuro sentimento a far nascere tutto. Eppure sento che il secondo, se mai verrà, sarà diverso. Più puro, più vero e non avrò paura. In sua attesa, mi rinfranco con il resto.
Ma tutto vedete, nella mia vita, ruota attorno a questo sentimento. Io l'ho provato, ancora adesso lo sto provando: mi fa soffrire, eppure mi dà forza, vita, eppure dà la scintilla che mi rende più difficile da abbattere.
Questo sentimento ieri mi ha portata ad attizzare un po' il fuoco che c'è dentro di me. Spinta dalla gelosia, da sentimenti ignobili, mi sono sfogata dando spazio alle mie ali di distendersi.
Ho volato dopo tanto tempo ed ho visto l'anima di una classe che non ho mai voluto, prendere vita.
Voglio donare un'anima a questa nuova classe; sono vuoti, ma io non voglio il vuoto, io voglio il calore di una classe unita, che si vuole bene. Voglio amicizia e niente prese in giro. Non voglio frecciatine, voglio la purezza della mia vecchia classe e forse la avrò, basta rendere partecipi le persone di cose per me effettivamente insignificanti in questo punto della mia vita e tenere per me quelle realmente importanti.
E una sta nascendo, sento una nuova amicizia nascere, sento che qualcosa di bellissimo si sta creando.
–Sei immerso nei tuoi pensieri, cosa pensi?– gli chiedo io con un sorriso, aspettando di giocare a basket
Lui gira la testa, mi guarda e sorride: –Vuoi farti i cazzi miei?–
–Perché no...–.
Pochi minuti dopo. Io guardo lui dall'altra parte.
–Stai sognando?– mi chiede lui.
–Osservo una persona, sono immersa nei miei pensieri– sorrido.
–Quali?–
Io: –Vuoi farti i cazzi miei?–
–Sì–.
Dopo alcuni minuti.
–Facciamo così, visto che siamo entrambi degli antipatici che si vogliono fare i cazzi degli altri, ti dico: diglielo, oppure no, ma dimmi sempre com'è andata– mi dice lui.
Tutto quello che sono riuscita a fare è stato sorridergli e pensare che mi sta immensamente simpatico e che voglio la sua amicizia. E un momento dopo, un altro pensiero mi ha attraversato la mente:
"Però questa amicizia la voglio tenere per me".

PS. IMPORTANTE!
Da poco si è unita al nostro mondo dei blog, un'altra ragazza ^_^ si chiama Sidney Wilson e questo è il suo blog: Happily Dream ! Fateci un salto se potete, è davvero un bel blog e così possiamo mandare avanti la carriera di una nuova blogger! (sono emozionata lol!)

Carattere saccente e incazzoso u.u

Alle volte ci si stupisce di come si trattano le persone, di quali sono i rapporti con le une e con le altre. 
Io, ho sempre avuto dei rapporti molto strani con la gente. Mio padre dice sempre che tratto ogni amico, nemico, fbjg4jknekw in un modo diverso.
Non pensiate che mi impegni per farlo, mi viene naturale.
Infatti, molto spesso, quando la gente parla di me, quasi non mi riconosce. E' come se non fossi la stessa persona. I casi sono due:

  • O sono lunatica
  • O sono proprio strana
Dato che, particolarmente lunatica, non lo sono mai stata, dedurrei che la seconda opzione sia quella più plausibile.
Per esempio: questa mattina ho avuto la grande "fortuna" di incontrare, appena scesa dalla macchina, un mio compagno di classe (di quella nuova e brutta) che non mi invita particolarmente alla simpatia nei suoi confronti; del tipo che, se ne avessi l'opportunità (e oggi c'è voluta la mia amica perfettina a frenarmi), gli darei un bel calcio nel **** (censurato).
Allora, io che sono un po' masochista quando capita, cercavo di parlare un po', ma lui camminava con il cellulare in mano (insopportabile), diceva cose lagnose e quindi il nostro attaccare bottone è finito con un mio sonoro vaffan****. Oggi ero in vena di parolacce.
Tutta questa diatriba per dirvi che? Per dirvi che la prossima volta che lo incontrerò, gli risponderò a monosillabi e la nostra conversazione sarà quella cui di seguito:
Lui:– Ciao–.
Io: –Ciao–
Lui: –Come va?–
Io: *mugugno* e *se ne va a sedersi*
E non credo che il nostro rapporto si evolverà mai. Sono così, il primo impatto è quello importante, il secondo ancora di più e se al terzo mi stai antipatico, mi comporterò di conseguenza.

Un altro esempio potrebbe essere il mio migliore amico. Credo sia il rapporto più normale che ho, certo, tolto il fatto che nessuno tranne noi due ha mai capito che siamo solo amici. Comunque. A lui dico tutto, sul serio, senza tralasciare nessun piccolo dettaglio e sono vera quando parlo con lui. Non credo di essermi mai confidata tanto con nessuno. Questo m'impaurisce, ma è un buon esempio per descrivere il rapporto.
Un altro tipo di esempio è il comportamento che ho con la mia amica perfettina, è un rapporto di odio–amicizia. Non è mia amica, non di quelle vere. Però senza di lei mancherebbe qualcosa, è sempre lì ed è interessante vedere come a volte ci sbraneremmo e altre ridiamo insieme.
E poi ce ne sono tanti altri. E io sento, perché è qui che volevo arrivare, che non ho tanti amici, non ho una massa di amici, ma piuttosto tutte le persone che popolano la mia vita sono tantissimi pezzi di cuore, ognuno con colori diversi e forme astratte. La cosa che mi piace maggiormente di quest'aspetto del mio carattere è, però, che nella mia vita non esistono persone indifferenti. Se anche uno di loro non ci fosse, anche quello più riposto nell'angolino con cui parlo meno, tutto sarebbe sballato. Non sarebbe più la mia vita. E ciò è bellissimo e pauroso allo stesso tempo. Perché quando mi conoscerete (se mi conoscerete) non avrete via di scampo; io prenderò un pezzetto infinitesimo di voi e lo plasmerò come il pongo, aggiungendolo al mio cuore. E quando questo processo di forgiatura sarà terminato, voi farete parte di me e della mia vita e non ne uscirete più.
Vi avverto, conoscermi è a vostro rischio e pericolo ;)

Tanta positività per chi non ce l'ha ;)

E' facile far emozionare le persone quando piangi sempre. E' facile farle commuovere quando hai una situazione familiare orribile. E' facile fare leva sui sentimenti degli altri, se tu sei la prima a soffrire.
Ma ciò che è più difficile per uno scrittore è dare tutto sé stesso nell'immedesimarsi nel proprio personaggio, bisogna piangere insieme a lui, essere disperati come lui. Quando il tuo personaggio sta per morire, tu devi chiudere gli occhi e immaginarti pieno di ferite che esali il tuo ultimo respiro.
Ed è ciò che fa di te uno scrittore. Non la tecnica, non le figure retoriche. Se le persone non si affezionano ad i tuoi personaggi, se non ridono con loro e non si dispiacciono per loro, allora devi considerare quel libro fallito.
Non importa quanto tu sia talentuoso, se non c'è emozione, non c'è niente.

Ed è per questo motivo che ogni scrittore dovrebbe lasciarsi trasportare da quel fiume in piena che è vita. E' per questo che deve sperimentare al massimo ogni sentimento esistente. Per darlo agli altri. Uno scrittore è un po' come Robin Hood, lui sa di poter rubare tutti i soldi che vuole, ma non li tiene per sé, li regala ai poveri. E magari quei poveri cominceranno a fare lo stesso.
Solo che per i soldi basta un riccone sciocco a cui rubarli, per i sentimenti ci vuole un'intera vita.
Però, è una vita incredibile. Provate un attimo a pensare ad una vita colma di esperimenti. Pensate di andare in città e cambiare mondo un giorno per l'altro. Pensate di girare per il globo fingendovi turisti in alcuni luoghi e abitanti fissi in altri.
Gli scrittori sono fuori di testa, sono pazzi che vogliono avere i capelli viola e che vogliono farsi un giro per la metro di New York regalando i loro pochi spiccioli ai suonatori di chitarra per strada. Uno scrittore osserverebbe in estasi chi sta facendo graffiti giganteschi, pensando che non sono atto di vandalismo, ma una grande forma di arte, così bella e imponente che è ingiusto non notarla. Uno scrittore seduto sull'autobus osserva gli altri, li studia, cerca di scoprire le loro vite.
Andiamo insieme in Cina e scopriamo tutto! Facciamoci insegnare, da una vecchietta che vende alghe su un negozio a palafitta sopra un fiumiciattolo, come vivere cent'anni. Giriamo per la foresta amazzonica sudando come scimmie, ma divertendoci da matti.

Viviamo santo cielo! Perché in giro io vedo solo persone che, pur potendo fare tutto, si limitano: io non posso, io ho paura. Tutte stupidaggini, cosa vuol dire che non puoi? Perché non puoi? Perché la società non lo comprende? Perché saresti un emarginato?
Fa paura restare soli, ma quando vivi come ami farlo, allora non resti solo.
C'è davvero sempre un messaggio predefinito da seguire? Io voglio essere una donna in carriera, non voglio sposarmi, non voglio avere figli, voglio essere colta, apprendere come una spugna, girare per il mondo assaporando ogni singolo boccone della vita che non so chi mi ha regalato.
Sono fuori dagli schemi? Sarò un'emarginata? Non lo so, vedrò, me ne pentirò, ma non morirò amareggiata e spero tanto che mi seguirete in questo mio viaggio ;)

Premio Unia, ma non solo...

TohruMirial e Aui98 mi hanno passato il premio Unia e le ringrazio tanto tanto tanto!

*----*
Il premio consiste nel rispondere ad alcune domande e passarle a 7 blog!

1. Qual è il primo libro che hai letto in assoluto? 
Credo la Gabbianella e il gatto, ma non ne sono sicura xD 

2. Hai mai fatto un sogno ispirato ad un libro che hai letto? Se sì, racconta. 
Ehm... no... ops 

3. Qual è la prima cosa che ti colpisce di un libro? La copertina, la trama o il titolo?
La copertina, sono molto influenzata dalla grafica dei libri, per questo penso sia molto importante!

4. Ti è mai capitato di piangere la morte di un personaggio? 
La morte no, ma se il personaggio si divide da una persona a sé molto cara, allora sì, mi è capitato...

5. Qual è il tuo genere preferito?
Suppongo fantasy, ma alla fine leggo un po' di tutto!

6. Hai mai incontrato uno scrittore?
No

7. Posta un'immagine che rappresenti cosa significa per te la scrittura: 


Lo passo a: 
Alic is here!
Il pensieri di Sally
Lazy Afternoon 
Vola solo chi osa farlo
The library of dreams 
E poi vorrei tanto passarlo ad altri, ma so che non hanno tempo per rispondere ihih

Ecco, beh, vorrei anche scrivere di altro visto che sono ben sei giorni che non scrivo niente sul blogghe e allora non vorrei limitare il post al premio. Anche se scrivere qualcosa d'ispirato adesso, dopo tutta la tiritera mi pare un po' azzardato. Oh, beh, non fa niente. 

Il punto è che oggi mi sento felice. Sto provando cose nuove, sto vivendo la vita come volevo che fosse e quindi finalmente capisco di amarla tanto. Mi sento rapita dalla vita. Mi sento felice in questo posto. 
Tornando a casa da scuola ho notato che ci sono altri esseri qui: ci sono gatti, topi e uccellini e chi più ne ha più ne metta, che non smettono mai di vivere. E sono felici. C'è chi dice che gli animali non possano esserlo, eppure io invidio loro la capacità di strafottersene del mondo circostante e continuare imperturbabili per la loro strada. 
Non si fanno condizionare dalle malelingue; gli uccellini migrano e schiamazzano come se il mondo fosse loro. I gatti camminano altezzosi sui muretti come se nessuno potesse eguagliarli. I topolini scattano di qua e di là, raccattando briciole e muovendo freneticamente i loro baffetti radar, proprio come se fossero loro i più scaltri e intelligenti. 
Gli animali hanno compreso quanto possa essere importante credere in sé stessi e sanno che facendolo staranno bene per sempre e saranno anche felici. Ed io oggi, mi sono sentita come un animale, liberato da quella gabbia che opprimeva il distendere delle sue ali da troppo tempo. 
 Oggi ho fiutato qualcosa e ora so per certo che quello non è un aristogatto, ma il più brutto dei gatti spelati, rosei come il culetto di un bambino e rugosi come la guancia di mia nonna! E tutti voi siete aristogatti, tutti voi siete splendidi siamesi, splendidi certosini o persiani, l'importante è crederci e non ostentare xenofobia, perché è come se ripudiaste voi stessi! 
Forse tutto questo non ha senso, però, a me è bastata una frase per identificare chi avevo creduto essere una persona in due anni, mi è bastato un sorriso per voler essere amica di una persona che trovo tanto speciale. 
Voglio far ridere le persone. Perché non mi dimenticherò mai quanto è stato bello ricevere quel sorriso che avevo creduto perduto per sempre, non dimenticherò mai le frasi dei miei migliori amici, non mi dimenticherò mai ciò che ha segnato la mia felicità. E per un caso o per il destino, la mia felicità coincideva sempre con la loro. E' come se le persone felici, rendessero tali anche gli altri. 

 Voglio far ridere, sorridere, amare, divertire. Voglio una persona che rida dei suoi difetti perché l'ho rassicurata dicendole che non succederà niente. Quando qualcuno ride di sé stesso, è indubbiamente felice e non me fregherà mai niente di quello che le persone diranno di me. Io sarò un gatto:  Me ne strafotterò e continuerò per la mia strada a testa alta!   

E chi si riconosce più?!

Occhiate istantanee, come lo scorrere dell'acqua. Essere incerti, insicuri, impauriti e confusi. Incerti di cosa potrà accadere, insicuri di sé stessi, impauriti dal fatto che non si è niente di speciale, confusi perché non si comprende cosa si ha nel cuore.
Non lo si capisce proprio, è come se una tempesta si stesse consumando dentro di te. E' come volere gli occhi dell'altro per se, ma non volerli perché si sa che si sta facendo qualcosa di sbagliato.
E' non sai se stai bene o male. Vedere passare quella persona e desiderare ardentemente inseguirla, ma poi capire che non è giusto e starsene al proprio posto. Sperare che quando passi, lui volti la testa.
E se ti offre gli occhi, se ti offre un sorriso, allora ti senti trapassare da una scarica elettrica.
E quando si volta, ti guarda e torna di scatto a posto, quando si esprime in gesti fulminei, tu non capisci se sta lottando contro o sono solo movimenti casuali.
E rammaricarsi, alla fine che non hai provato a fare niente. Che sei una paurosa.
Avresti tanta voglia di parlarne con qualcuno, ma ciò che senti dentro, se lo esprimi parlando, ti sembra stupido, oppure non sai nemmeno di cosa vorresti parlare. Su cosa vorresti essere rassicurata? Sul fatto che stai facendo un errore? Sul fatto che non è vero che non ti piace? O sul fatto che non è vero che non conti niente, tu sei lì e lui guarda te? Tutte manie di protagonismo, egocentriche manie.
Mi sento folle, folle a non capire cosa mi sta succedendo, folle a non capire il comportamento degli altri e nello stesso tempo attratta da un essere sconosciuto.
Eppure so di essere in torto, ma continuo a sbagliare, a voler sbagliare.
Cosa devo fare? Cosa? Nessuno lo può sapere fuorché io. Solo che non so più chi sono. Devo sempre combinare casini? Non posso starmene tranquilla nel mio bocciolo? E' la mia natura.
Devo sbagliare.

Animette... NO TITLE

Oh, ma quanto piove animette belle (e intendo animette, nel senso di piccole anime, non mi sono sbagliata con amichette, anche perché spero di avere anche qualche seguitore maschio, che ho comunque :D).
Sono in una posizione un po' scomoda con i capelli sulla faccia e i piedi che mi fanno male un po' alle caviglie, perché gli anfibi sono ancora un po' duri.
Però sono tremendamente su di giri! Ho preso 6 in fisica e per me è fantastico! Inoltre sono successe alcune cose che mi fanno sorridere e tanto, ma dirle e basta, raccontarle alla bell'e meglio non mi piace. E' un blog di scrittura, circa, questo. Perciò mi piacerebbe rendere il tutto un po' più poetico.
Intanto mettiamo della buona musica per farci andare in un'altra dimensione. Ascoltate quella che vi piace di più, anche se escluderei la dance o gangnam style. Già.

Interpretazione figurale della vita e della morte  No, troppo terminologicamente oscuro come titolo. UNA GIORNATA DI SORRISI Viva la sdolcinatezza.
NO TITLE (Decisamente meglio)

Si guardava i piedi camminando: "decisamente non femminili" pensava "oggi sarà la prova del 9 per voi, anfibi, siete davvero scaccia ragazzi?". 
Non che avesse la minima intenzione di abbandonarli, se fosse stato quello il caso, si
sarebbe semplicemente unita in matrimonio con delle scarpe. 
L'ombrello color vino si stava velocemente coprendo di acqua. 
Che tristezza, acqua a catinelle. 
Si fermò vicino a due della sua classe, cominciò a parlare distrattamente per evitare momenti di imbarazzante silenzio. Quel vociare di studenti, lei voleva sentire una voce. Una sola. Lì a fianco il fratello della famosa voce, lei lo salutò, lui anche. Lui fece un cenno verso un gruppetto e lei vide la voce, quella che amava fino ad impazzire, quella che avrebbe voluto sempre accanto. 
Lui stava ridendo e scherzando con altre persone. Non poté fare a meno, di pensare che fosse tutta una facciata, ma sapeva che non era vero, sapeva che lui si divertiva davvero. 
Intanto la classe le si stava lentamente formando attorno.

–Ho preso 2 in latino. Ho consegnato il foglio in bianco– e una risata. Lei guardò di fianco a sé e tutta la classe fissò quello sconosciuto che si era intromesso. Ma a lei non interessava, vedeva solo lui tutto bagnato, imbacuccato nella giacca che le sorrideva. 
La ragazza si espresse in un sorrisone enorme. Non era tanto il fatto in sé che la rendeva contenta, ma quel sorriso espresso dai suoi occhioni castani. Era così sincero, così tenero, così bello che la gioia esplose dentro di lei come fuochi d'artificio. Oh, quanto avrebbe voluto dire, ma tutto quello che le riuscì fu un "ciao", un saluto sorpreso e che esprimeva tutta la felicità che aveva dentro. Ed era sicura, era certa che anche i suoi occhi stessero sorridendo, erano così vicini a quelli di lui che sperava s'intravedesse la sua anima. 
"Te la donerei volentieri" pensava lei "se non sapessi che è già tua".

In teoria sono successe altre cose, ma nello scrivere questo, ho capito che mi basta, per ora.

Quanto amore c'è ancora nel mio cuore...

Si svegliò in modo strano. Aveva sognato lui che sorrideva per tutta la notte. Non le importava se quello fosse il suo unico ricordo o un sogno statico. Lui era lì e sorrideva.
Si levò e andò in cucina per bere il caffè, scorse due buchi acquosi sul vetro appannato della finestra, dai quali scendevano due rivoli d'acqua, come occhi in lacrime.
Sotto altri buchi, il tutto appariva come una geisha piangente. Era tanto inquietante che lei si spaventò.
Tornò sul letto in camera sua per vestirsi e, seduta, si portò le ginocchia al petto con l'intento di scaldarsi le gambe nude.
–Cos'hai?– le domandò sua madre senza apparente motivo.
–Freddo–
–Allora vestiti...– propose la madre di rimando. "Ho freddo dentro" pensò lei.
Quando poi si vide riflessa nello specchio del bagno, non si riconobbe quasi. Le labbra erano rosso sangue e gli occhi verdi screziati di grigio rispecchiavano la luce come due laghi illuminati dal sole. Due laghi salmastri, color verde e grigio ardesia.
I tratti del viso le parvero troppo spigolosi e un'angoscia le crebbe dentro, non sapeva spiegarsi perché. Voleva solo quel lui che, in sogno, le sorrideva e invece aveva una lei che non riconosceva.
Il sorriso quel giorno pareva non sbocciare mai. Permaneva solamente quell'amara tristezza nella quale avrebbe voluto crogiolarsi. Aveva bisogno di quella voce, come dell'ossigeno per respirare.
Ma erano settimane che non le parlava più, erano settimane che nemmeno s'incontravano.
Mentre, rassegnata, s'incamminava verso la classe, qualcuno sbatté contro la sua spalla.
Non sapeva chi gliel'avesse mandato, vide quel sorriso e parlò cinque minuti con lui.
L'intimità di quell'attimo di sguardo le aveva ricordato quanto le mancasse. E quanto amore c'era ancora nel suo cuore.


Grazie per essere così tanti e darmi così tanto amore. (quella di cui parlo sono io...). 

Anfibi... e altro

Eppure eppure, com'è andato questo Halloween stregoni e streghette? Da quello che ho letto sui vari blog, molte sono state a casa, me compresa. Ma solo per la serata di Halloween.
Beh, certo considerato che, alla mia prima festa di Halloween ci sono andata... il sabato sera prima, era in un pub e ci sono andata solo per un mio amico ç_ç e alla seconda ci andrò questo sabato, ma sarà meno divertente, posso arrivare a capire che l'unico momento in cui non ho festeggiato questo Halloween è stato nella notte di Halloween. Logico. Dovevo andare ad una festa in discoteca, ma mi è saltato tutto, non è però che mi scocci troppo, anche perché ci sarei andata solo per vedere lui ed altre mie amiche che non vedo da tempo. Lui non ci è andato, per ragioni a me ignote e quindi sto già meglio. Le mie amiche spero di rivederle presto.
Quindi cos'ho fatto la notte di Halloween? Ho guardato Nightmare before Christmas, perché gli horror mi fanno indubbiamente una paura del diavolo e li detesto, quindi ho optato per un cartone animato...
Ieri poi, non avendo molto da fare tralasciando i miei doveri, mi sono messa a stilare una lista dei desideri, tipo quella che c'è nel blog di Ilsa (ciaoooo!) per intenderci. Solo che la mia è divisa in due parti, quella dei desideri importanti e quella dei desideri un po' effimeri, ecco.
Quella dei desideri importanti non me la estorcerebbe nemmeno mia madre con tutti i suoi baci schioccanti, perciò non me la chiedete, perché sono alquanto superstiziosa a riguardo.
Quella dei desideri effimeri è invece già più pubblica e mi piacerebbe condividerla con voi.
Una premessa, non fate i moralisti, è solo una lista dei desideri, non vado a svaligiare una banca o a compiere un omicidio per ottenere quello che voglio.

Sapete mia mamma sostiene che una ragazza non è femminile con questo tipo di scarpe, io credo che questo tipo di scarpe si adatti solo a ragazze che sono delle combattenti. E io voglio essere una combattente.

  1. Mi gusterebbero non poco i capelli rossi...
  2. L'orecchio destro con il secondo e terzo buco e quello in alto...
  3. Il piercing al naso (non quello del setto, quello a fianco, ricordate la cosa dei moralisti!) 
  4. Questo è una specie di primato: leggere 91 libri in un anno (non succederà mai)
  5. Andare alla fiera del libro di Torino...
  6. Vivere a Roma (Roma la sogno troppo, è più forte di me)...
  7. ...e visitare Mosca oppure la Cina. Sono i luoghi che più mi affascinano 
Basta. Ovviamente non è che adesso mi metto lì a farmi mille piercing o a cercare casa a Roma, è solo una lista innocente.
E poi volevo dirvi che ieri ho comprato ad un prezzo super stracciato, altrimenti non ci sarei mai arrivata (sono in banca rotta), gli anfibi neri. E li adoro tanto tanto!
E poi anche due libri, questi generosamente donati dalla mia mamma che quando si tratta del "peso della scienza" non bada a spese. Anche perché era da un bel po' che non compravo libri... ho preso:

  • La viaggiatrice di O http://www.anobii.com/books/La_viaggiatrice_di_O/9788842918493/01337ea3f9fa667727/
  • Sacrifice (che è il seguito di Rebel, che mi è piaciuto molto) http://www.anobii.com/books/Sacrifice/9788842918417/017157c2ff4b43bdf0/
Ed ecco la fine di un post un po' sciocco, ma rilassante, ora studio rigorosamente storia! :)

Sono arrivata alla conclusione che mi sto antipatica!

In questi giorni sto ridendo e piangendo tanto. Rido e un momento dopo piango, che dire, sono strana.
Rido perché non voglio piangere, perché questa vita mi piace troppo per passarla piangendo.
I miei voti fanno pena, ma questo non mi preoccupa poi tanto. I voti non mi hanno mai preoccupato. Non sono mai stata una fissata. So di non essere stupida e so che ce la posso fare. Questo è il mio trucco per la promozione.
Quando lo dico penso che mi prenderei a sberle. Mi prenderei a sberle per ogni cosa se devo proprio essere sincera.
Mi trovo così insopportabile. Sono vanitosa e mi lascio passare tutto sopra come fosse acqua. Niente è per sempre. Non prendo niente in modo serio.
Credo di poter diventare qualcuno a questo mondo, quando non c'è lavoro e gente migliore di me non ce la fa. Eppure io insisto, diventerò una scrittrice perché sono brava, perché non voglio fare altro. E ne sono fastidiosamente certa. E' come se avessi in mano il mondo e lo potessi rigirare a mio piacimento.
Mi fa incazzare il fatto di essere intelligente, io non me la merito questa intelligenza, dovrebbe stare alle persone che studiano come matti, ma non riescono a capire perché non sono portati o per altri motivi.

Non dovrei averla io, io che nemmeno la sfrutto in pieno, che ne prendo una minuscola parte e la utilizzo debolmente, tanto per fare.
Come non dovrei essere fantasiosa. Conosco persone bellissime che vorrebbero scrivere, ma non ce la fanno, proprio non riescono ad iniziare, allora mi chiedono aiuto e io glielo do. Vorrei dargli quel qualcosa che mi fa pensare ad un racconto ed ad un suo inizio in poco tempo.
Ora voi penserete che mi stia facendo grande... avete ragione, ma è la verità.
Odio le persone che si sottovalutano: "ho preso 4 perché quella verifica ha fatto schifo" e poi prendono 9 perché avevano studiato pomeriggi interi, quelle persone che non dicono di essere intelligenti, quando lo sono. E' un affronto agli stupidi, è come prenderli in giro.
E mi odio per il fatto di star simpatica alla gente, o di piacere ai ragazzi.

Io non sono simpatica, e, come dice Willwoosh, se potessi mi prenderei a sprangate sui denti, ma i denti sono i miei e mi farei molto male, è l'unica cosa che mi frena.
No, dico perché io devo piacere ai ragazzi o essere simpatica? E perché quell'altra viene catalogata come brutta e antipatica? Perché? Chi diavolo ha scelto tutto questo?
E quindi mi trovo odiosa, per questo mio orgoglio sconfinato e sicurezza indissolubile e mi chiedo, cosa vedete in quello che scrivo e in quello che dico per volermi bene?
E poi io volevo parlare di altro, ma è venuto fuori questo e quindi lo lascio, perché in fondo, quell'altro di cui volevo parlare, non era poi così importante.

Nostalgia...

Mi mancate. Mi manchi classe mia, eri meravigliosa. Non esisti più.
Chi può avere così tanta cattiveria da far estinguere un'anima?
Ogni tanto, quando sto là seduta su quella sedia, la mia mente scappa da fisica, scappa dall'equazione della retta principale del fascio di rette di algebra e si guarda intorno per trovare risate e freschezza.
La mia mente viene inondata da una sorta di angoscia insopportabile e i miei occhi si fanno un tantino lucidi.
Tanto lucidi. Talmente lucidi che un passo in più verso i ricordi e i goccioloni scenderebbero giù sulle guance come un fiume in piena.
Come l'acqua che scende ora dal cielo.
Ripenso alle risate, all'umorismo, a quanto ci adoravano e ci odiavano. Al fatto che non ci fosse un momento di pace, di noia. Al fatto che eravamo tutti amici.
In questa nuova classe alcuni non parlano nemmeno con altri che stavano con loro dalla prima liceo.
In questa nuova classe ci sono i gruppetti. Odiosi, brutti gruppetti che non si uniranno mai.
E io sto male. Sto male perché non è giusto. Quello che avevo era la perfezione e cos'ho fatto? Non lo so. Non so cosa posso aver fatto per meritare questo.

Nessuno si trova bene nella sua rispettiva nuova classe. Rivogliamo la B. Nostalgia. La nostalgia di un momento passato in allegria e la visione di persone smorte che dormono sui banchi durante la lezione.
In questa nuova classe ho conosciuto una persona fantastica, ma non ci penserei nemmeno un attimo a lasciarla per tornare con i miei vecchi compagni.
Ma quello che odio di più è il fatto che non ci siamo sciolti perché il nostro tempo è finito, ma che è successo così e niente esiste più per nessun motivo. O meglio il motivo c'è: eravamo la classe perfetta. Quella divertente, intelligente, unita. Quella che non dovrebbe esistere. Eravamo la perfezione nella nostra imperfezione.
E ripenso a quegli abbracci che ci siamo dati il primo giorno di scuola per salutarci. Come un'arancia che si smembra. Tanti piccoli spicchi che vorrebbero con tutto il loro succo essere riuniti, ma che ormai sono stati tagliati dal coltello della stupidità umana.

Bah... che dire? Insegnanti...

Venitemi a chiedere perché alle nove meno dieci di sera vengo a fare un post e non vi so rispondere.
Non vi so dire molto a dire la verità, la scuola è iniziata, male ovviamente e io adoro filosofia.
L'interrogazioni di scienze è andata bene, grazie al cielo, ma la verifica di storia (ç_ç giuro che detesto la mia prof) è andata male, per non parlare di matematica.
Ma tanto siamo all'inizio. E' la fatidica frase che dico ogni santo anno, dopo: "Da quest'anno studio" dell'estate e "questo quadrimestre non prendo nemmeno un'insufficienza" dell'inizio della scuola (prima di una verifica o un'interrogazione, ovvio). Poi i buoni propositi vanno definitivamente in fumo e mi ritrovo con quattro materie giù al pagellino del secondo quadrimestre.
Vi giuro che se voi veniste interrogati dalla mia prof di scienze, o prendereste a bastonate un vostro compagno, o bacereste tutti i muri della scuola per la felicità.

Lei ci mette tutti nei rispettivi banchi e ci fa dividere. Inizia, dice un nome e gli chiede una cosa, se non la sa, passa ad un altro. Ti fa due domande. Mi sono andate di... fortuna tutte e due.
E' questione di fortuna o di essere preparati alla perfezione, nel mio caso? Fortuna.
Ma perché i nuovi prof di quest'anno si ostinano a interrogarci seduti ai banchi? Mi viene l'ansia, detesto questa cosa! Sono tutti dietro di te e nessuno difronte!
Poi io ho bisogno di sgranchire le gambe, di ciondolare, penzolare e chi più ne ha, più ne metta, invece, ora l'unica cosa che posso fare, è far cigolare fastidiosamente la sedia di legno che, un altro movimento, e cade a pezzi a terra, con me sopra i trucioli.
In questi giorni, inoltre, tutti i prof entrano in classe e ci dicono questo: "Le verifiche sono andate davvero molto male, a parte certi (in cui io non sono compresa), sono andate MALE".
Si divertono? Sì e molto anche.



Ma che dirvi, quando sei rinsecchita, ingobbita, non dall'età, più che altro dal sangue d'arpia, con capelli tutti scompigliati e tirati fino allo stremo, con i fianchi grossi e maglioni su maglioni per cercare di mascherare il grasso che le gronda per colpa del troppo sangue che ha succhiato ai suoi studenti, non hai molto da fare e il tuo massimo divertimento è affibbiare qualche 4 qua e là.
E la cosa più fastidiosa? I suoi sorrisetti da scema. Ma che sorridi? Ho preso 4, che sorridi!
Insegnanti, razza a parte, posso solo dire, poveri figli!

Mythological Meme


Ciao! Torno qui sul blog per il Mytological Meme *-----* che mi ha passato Starlight e ringrazio anche davvero tanto per i premi ricevuti da Laura Mint   e da Aui98 per i premi che mi hanno donato, li ho già ricevuti, ma è sempre un piacere pensare che ci sia qualcuno che mi ritenga così meritevole di premi ^_^

Bene, il meme è abbastanza particolare e davvero BELLISSIMO! Ma non tutti sapranno farlo suppongo, perché è per gli amanti della mitologia!
Consiste in 16 domande e nel donarlo poi a 4 blog! *w*

1. Qual è il tuo "Pantheon di divinità" preferito?
Sicuramente quello romano, nel senso, con i nomi romani, è classico ovviamente, ma lo preferisco di gran lunga a tutti gli altri :)

2. Qual è la tua divinità preferita e perché?
Oh, questa è difficile, probabilmente Diana, o anche Astrea (nome greco). Credo che però Diana sia colei che preferisco, perché la trovo nobile, forte d'animo, l'ho sempre associata un po' ad Atena, lei però è la dea della caccia e proteggeva gli animali selvaggi, la trovo giusta e rispettosa, sempre in contatto con bestie a cui donava il suo amore.

3. Il mito che ti piace di più?
Pensandoci, forse il mio mito preferito è quello di Cassandra che non venne mai ascoltata e quello di Medusa che tramutava tutti in statue con lo sguardo, o ancora Circe che tiene sull'isola dei Feaci, lo strega e lo incanta. Ce ne sono così tanti che non saprei quale scegliere!

4. Quali poteri vorresti possedere?
Questo è sicuramente un punto fermo, vorrei potermi muovere tra gli uomini in forma di nuvola o di nebbia e galleggiare nell'aria, vedendo miracoli della natura e mari in tempesta, senza danni!

5. Se avessi i poteri di una divinità, qual è la prima cosa che faresti?
Buttarmi nel fuoco e diventare per un po' parte di esso.

6. L'animale mitologico con cui non vorresti mai scontrarti?
L'arpia, ho sempre avuto una paura tremenda di quell'essere, forse perché può volare? Non lo so, credo di sì, ogni parte dell'arpia mi mette l'ansia, mi terrorizza!

7. Il poema in cui vorresti entrare?
Sono cresciuta a pane e Odissea, leggevo anche i fumetti dei Flistones in cui si parlava dell'Odissea, la amo dal più profondo del mio cuore!

8. Il tuo eroe preferito?
Achille, niente esitazioni. Achille è fantastico, in tutti i suoi difetti, Achille Achille Achille!

9. L'arma mitologica che, secondo te è la più potente?
Io davvero non sopporto Venere, ma lei è forte, è potente, riesce a fargliela pagare a chiunque le si metta contro, ha il potere, l'arma, della seduzione... Ogni uomo è corruttibile.

10. Se ne avessi la possibilità, in che animale ti faresti trasformare dalla maga Circe?
Circe *w* eccoti qui! Oh, beh, da piccola guardavo spesso i documentari e provavo a capire quale animale fosse più forte e più al sicuro. Voglio diventare un echidna Circe!

11. Sei davanti ad una divinità e hai solo una domanda/richiesta che puoi fare: qual è?
E' tipo la cosa del Genio della Lampada, anche questo mi sono sempre chiesta fin da bambina, se avessi potuto esprimere tre desideri, quali avrei scelto? Un tempo non lo sapevo, oggi credo di saperlo: vorrei non perdere mai la mia capacità di scrivere e inventare storie così, come se fossero frutto di qualcos'altro. Vorrei solo mantenere questa qualità, anche quando sarò una vecchietta rattrappita...

12. La divinità che ritieni più sexy?
Sono sempre stata moooolto attratta da Marte, mi piacciono i difficili u.u

13. Il mestiere di una divinità ai giorni nostri? (specificare la divinità...)
Diana farebbe la veterinaria, anche se la vedo sprecata, e Bacco l'oste xD

14. Credi negli dei?
Dico solo questo, sono una possibilità migliore di Dio -.-"

15. Come sarebbe il mondo se le religioni politeiste non fossero state spazzate via da quelle monoteiste?
Paranoico, lunatico, incasinato, che sono tutti aggettivi già esistenti, ah e forse più attaccato alla realtà.
Insomma, almeno gli dei rappresentavano cose realmente esistenti, tipo i mari ecc... ma Dio? L'onniscienza, la bontà infinita? Oh, fatemi il piacere. Quello non potrebbe esistere mai.

16. L'immagine che per te rappresenta la mitologia?

Il drago è la mitologia, una mitologia che ormai non è più realtà, ma molti la amano talmente tanto che riescono ad innalzarsi fino a sfiorarla con la punta delle dita ed è inevitabile che tu senta il tuo cuore battere per lei sin da piccola...














Devo passare il meme a 4 blog, ma sinceramente non saprei a chi piace la mitologia di voi, se vi piace e volete fare il meme commentate e sarò lieta di accontentarvi. Ripeto non è che non voglio passarlo, è che non sono sicura di a chi possa piacere :)
Non abbiate esitazioni a dirmelo, in caso vi affascini ;)

Filosofi burloni e verifica con colui che ha infranto il muro del suono... -.-"

Io cerco di fare post ogni 2 giorni, alcune volte ne passano tre, altre 5 altre vorrei scrivere sei post nello stesso giorno. Com'è vero che l'anima umana non può essere schematizzata.
La verità è che scrivo questo postino per rilassarmi, dopo 2 estenuanti ore di studio della storia!
Il bello è che il nuovo libro mi piace, altrimenti farei come l'anno scorso e non ci perderei tempo sopra...
E mi piacciono anche gli argomenti, pazzesco no?
Certo che questa terza superiore è proprio strana. Molto molto. Mi piacciono le cose che studiamo a cominciare da filosofia e a continuare con storia! Ma io dico, storia mi ha fatto sempre sbadigliare come un ghiro che non dorme da giorni e invece, quest'anno che s'inventa? Diventa interessante!
Una cosa inaudita, come inaudito è che non veda l'ora di studiare la Divina Commedia o di continuare quel Parmenide che continuava con l'essere e il non-essere. Perché l'essere non può avere origine, perché l'essere dovrebbe derivare da un altro essere, ma se l'essere è la physis di tutte le cose, allora deve essere unico, quindi un essere di dovrebbe generare da un altro essere ed è impossibile, una seconda soluzione è, invece, che l'essere di generi dal non-essere, ma se l'essere c'è e il non-essere non esiste, allora l'essere dovrebbe essere il non-essere, che è molto sciocco da dire, perché? Perché il non-essere non esiste! Ahah, che burloni questi filosofi.

Sembra pazzo Parmenide, eppure tutto segue un ragionamento logico quindi un logos un nous e deve essere così, per forza! E Platone, penso che sia il filosofo più condizionabile in assoluto! Da quanti pensieri s'è fatto condizionare? Dai pitagorici, da Eraclito e anche da Parmenide e poi noi lo prendiamo come modello di riferimento! Uno che ha copiato tutto. Oh, beh, d'altronde noi identifichiamo Shakespeare come l'autore di Romeo e Giulietta, senza sapere che sono davvero esistiti e non a Verona, bensì a Siena e si chiamavano: Romeo Marescotti e Giulietta Tolomei e che la loro storia è stata prima trascritta da autori italiani, poi da uno francese e infine da quel barbaro inglese di William.
Puah, che vita.
Oggi ho fatto la verifica di matematica, ho capito perché il nostro professore è considerato come il più cattivo insegnante di matematica dello scientifico di tutto il triennio. E' andata BENE, ma TANTO se ho preso QUATTRO.
Per non parlare di quella di scienze: "Io voglio r-a-p-i-d-i-t-à!". Dico solo poche parole: chimica, 5 esercizi con formule, 20 minuti. Una media di 4 minuti ad esercizio, a problema!
Altro che rapidità, qui superiamo quello che ha infranto il muro del suono!


Sbagliare...

Sapete cosa penso ogni giorno? Penso che la vita sia una sola. Penso che sprecarla sarebbe ciò che di più stupido potremmo fare.
Io stessa spreco la mia vita volendo sempre lo stesso ragazzo che, importante davvero, non mi desidera.
Si chiama masochismo o amore, sono un po' la stessa cosa alla fine.
A parte questo, non penso di starla sprecando tanto.
E ora parto con il discorso filosofico, quello che con l'amore non c'entra, per la gioia di tutti voi che non ne potete più di sentirmene parlare.
Ho sedici anni, sono una ragazzina, sono piccola, ho ancora tutta la vita davanti, le persone dicono così. Non tutte, ovvio, la maggior parte.
Eppure io non mi sento appena nata, no e nemmeno voglio aspettare di essere "grande". E' stupido. Perché dovrei aspettare? Chi lo sa cosa riserva la vita? Chi lo sa, facendo le corna, che io abbia un lungo futuro davanti a me?
Perché aspettare, aspettare cosa? Che il mondo mi prenda nelle sue grinfie e mi comandi come un robot. Come un essere stupido, incapace di pensare con la propria testa. Il fatto, però, è che, purtroppo per gli adulti che mi vogliono manovrare, io so pensare con la mia testa, anzi penso anche un po' troppo e dico anche quel che non dovrei.

E' vero gli adulti sono più grandi, sono più saggi, loro sanno cos'è bene per i giovani. E' vero, seguendo i loro consigli alla lettera potrei non sbagliare mai.
Io voglio sbagliare! Accipipperina! Io voglio sbagliare, perché se non provo, se non sperimento più di quello che è nelle mie capacità adesso, quando lo faccio e come faccio a trovare la mia strada se non mi metto alla prova?
Le persone giudicano male altre persone, perché hanno i capelli verdi, i tatuaggi, i piercing, perché fumano, senza sapere cosa c'è dietro. Senza sapere che proprio coloro che fumano, che ascoltano musica da rivoluzionari, che hanno un orecchio tappezzato di piercing e sul braccio un Che Guevara tatuato, sono degli amici meravigliosi, che non ti lascerebbero mai. Che ci tengono e ti vogliono bene.
Sperimentare, questo significa essere giovani, urlare al mondo quello che provi, gridare con tutta la forza dei tuoi polmoni che tu adori gli AC/DC! Gridare che le persone sono cattive, gridare le tue idee perché sai di essere forte, perché un giorno sarai tu quello che verrà ascoltato! La città, la metro è un sogno per me, un posto dove s'incontra, si parla gente di qualsiasi forma e colore, gente che vuole essere un politico e gente che vuole essere un musicista.
La varietà delle persone è il più bel punto del mondo. Siamo tanti, siamo diversi, siamo unici.
E sbaglierò, e un giorno mi tingerò di blu per il concerto, un giorno organizzerò striscioni e cartelloni per i gay pride, e un giorno la mia strada si aprirà.
Perché fare domani, quello che puoi fare oggi? Cazzo, sei bravo a scrivere, a cantare, a parlare, dimostralo! Sii te stesso fino alla fine, nessuno può essere te stesso, per quanti anni tu possa avere, sei unico e niente è impossibile, niente, niente! Andando avanti si perde questa concezione della vita, andando avanti si comincia a credere che non tutto è possibile, è vero, e allora fallo adesso, quando ancora ci credi e lo potrai dimostrare al mondo e potrai vedere il tuo sogno realizzato: il tuo libro che viene tramandato da padre a figlio e tu sarai immortale, sarai carta, sarai idea, sarai dentro la mente della gente ed è così che non morirai mai.

Io l'ho trovato il segreto dell'immortalità: sbagliando, facendo pazzie e cose stupide, eppure io ora sono solo una vecchietta con i capelli grigio ardesia che fuma un sigaro alla vaniglia mentre scrive il suo ultimo libro, prima dell'eternità.

(Non so bene da cosa sia venuto questo post, spero che vi sia piaciuto).

Pan–Koutì

Lo so, lo so che sono passati solo due giorni dall'ultimo post. Che scrivo troppo, lo so. Ma avevo bisogno di scrivere, ne ho tremendamente voglia.
E' che oggi mi sento strana. Non è forse sempre così? Non c'è un giorno in cui io sia uguale a quello prima... Ditemi che anche voi siete in continuo cambiamento...?
Oggi c'è un così brutto tempo qui. Dovreste vedere, non piove, però, è triste, è nuvoloso.
So che a molti di voi piace, ma a me mette tristezza non potere vedere il sole.
Quello che ci fa vivere.
Perché noi possiamo dire tutto quello che vogliamo, ma viviamo grazie al sole prima di tutto. E io mi cibo di sole.
Amo sentirlo sulla faccia, nonostante rimanga bianca come il latte. Amo quel tepore piacevole sulla pelle.

Beh, questo tempo mi fa venire in mente una prigione. Una prigione strana, una nella quale siamo tutti imprigionati insieme e non lo sappiamo. Una in cui si consuma la vita che noi indichiamo in diversi modi: da cani, di lusso, media, sopravvivenza. E poi ci sono quelle persone che la chiamano solo vita.
Devo ammettere che questa vita mi piace proprio. Anche la tristezza che ne fa parte. Non importa. Il punto è che non c'è un giorno in cui io non ami questa vita.
Questo è diventato sempre più raro, non trovate? Eppure io non posso non vedere tutto quello che c'è di bello qui. Quelle piccole soddisfazioni che ti riempiono.
Secondo me nel corpo umano c'è una piccola, infinitesima parte che vale quanto tutto l'essere, se questa è vuota o non la sentiamo, stiamo vivendo senza veramente vivere.
E il bello sta che questa particina può riempirsi con tante cose, non c'è una materia prima.
Per alcuni si può riempire con il sapere, quando apprendi, ti senti meglio, per altri con la religione, pregando magari, per altri ancora con l'amicizia, l'affetto ti riempie, e anche con l'amore magari, non solo quello passionale, di ogni tipo, anche l'amicizia, ora che rifletto.
Per esempio, oggi io mi sono sentita piena quando lui ha scherzato con me, e vuota quando mi ha detto che la sua nuova classe gli piace molto, piena quando T (quel ragazzo che sta nella nuova classe, perdonatemi non so come soprannominarlo...) concordava con me a religione e ha rubato il posto ad un altro per sedermisi accanto e quando si girava, faceva una faccia del tipo: non-sopporto-più-la-prof e ridevamo insieme silenziosamente.

Mi sono sentita vuota quando ho ricevuto una notizia che non mi andava molto a genio e nuovamente piena quando la mia "amica" perfettina mi ha detto: "Siamo opposte, ma senza di te non riderei mai!".
Vuota quando non mi ha interrogata in algebra, volevo, quegli esercizi che ha fatto fare all'altra li sapevo svolgere alla perfezione e di nuovo piena mentre ricevevo le attenzioni che, peraltro non mi dispiacciono, di T.
Però, resta, quella malinconia... di quel lui che mi fa stare bene e male allo stesso momento.
Comunque, credo che per ottenere i grandi risultati, bisogna prima soffermarsi su quelli piccoli.
Ebbene, voglio dare un nome a quella piccola parte... credo che si possa chiamare Pan–Koutì (scatola del tutto).

Questo Piccolo Grande Amore...

Avete presente quando ci sono troppe cose da fare e tutto vi si mischia in testa? Quindi avete proprio lì dentro il caos più totale? Bene, questo è quello che accade nella mia testa in questi "tranquilli" (scherzo ovviamente, quando ci sono di mezzo io niente è tranquillo) giorni d'inizio ottobre.
Beh, ho decisamente preso in considerazione il fatto di dimenticarlo, anche se devo ammettere di aver preso questa decisione già in passato.
Ma questa volta era molto più plausibile, perché il suo migliore amico è venuto a sapere che mi piace e, ergo, gliel'ha detto. Ma, oggi si è arrabbiato tantissimo perché non l'ho salutato, ergo qualcosa gli importa di me. Oppure gli importa di ricevere attenzioni, oppure gli importo davvero io.
Vedete, sono in crisi, non lo so.

Lui mi manca tanto e senza non sono molto felice, ma è anche vero che in questi giorni c'è un ragazzo non poco interessante che mi riserva delle attenzioni mica male. Io ne sono contenta, com'è normale, suppongo... ma a me lui non piace. Non che non sia carino, anzi, credo sia anche più carino di quel lui che continuo a scrivere in corsivo.
Però... vedete è diverso, magari questo ragazzo mi attira, ed è così, ma non mi piace.
Di sicuro non può smettere di piacermi una persona da un giorno all'altro così, punto e stop. Potrebbe anche conquistarmi questo ragazzo, ma il mio cuore è altrove, magari la mia mente sta con lui mentre mi fa ridere con gesti buffi o mi spiega un esercizio di matematica, solo lei. Solo la mente.
Fatto sta che quando mi parla o sta lì vicino quel lui, la mia mente smette di esistere, vagando qua e là per le vie della città (volevo dire scuola, ma non fa rima) e il mio cuore inizia a tamburellare come se, dentro il mio petto, ci fossero fissi dei suonatori di Bongo che vogliono avere l'elemosina da lui e con gli altri non valesse.
Devo cercare di distanziarlo, eppure quando sta a pochi passi, non posso fare a meno di fare un balzo e trovarmici davanti e cominciare a parlare. Non riesco a concepire che ci possa essere un giorno in cui ci saluteremo incontrandoci e, entrambi, seguiremo le nostre strade.
Questa concezione mi strazia, è qualcosa di terribile per me.

Ma non posso nemmeno fare così. Continuare a pensare a questo ragazzo quando non mi vuole.
E voi direte, lascia stare l'amore! Certo Alic, Ilsa e Ilia, ma voi ne siete quasi esenti, per voi è facile. Come voi non riuscite a innamorarvi, per me Cupido è un ospite quotidiano.
E sembra anche capire quando ho intenzioni di regalare un po' di pace al mio povero cuore, lui arriva, scocca una freccia dritta dritta su un ragazzo perfetto e aspetta che le lusinghe facciano il loro corso nella mia anima. Grazie, grazie davvero.
Razionalmente non penserei nemmeno a cosa fare, saprei già cosa scegliere.
Mia madre mi dice sempre: "sei tutta cuore" e io le vorrei dire che, ormai quasi non esiste più da tutte le volte che è stato trafitto.
L'amore per me è come l'acqua, senza mi sentirei morta.
A proposito, il mio sogno di questi giorni è che un ragazzo mi dedichi una canzone come questa (anche se non accadrà):


Contest...

Hello followers!!
Sto partecipando al writing contest di Yvaine e sua sorella Mirial...
All'inizio del concorso avevamo (noi partecipanti) detto loro di poter pubblicare i nostri racconti... anche se non ricordo il motivo... beh poco male.
Io ovviamente avevo detto di sì, perché in fondo il motivo per cui ho aperto questo blog è quello di pubblicare i miei racconti, le mie riflessioni e il corso della mia vita. Una specie di diario di viaggio che potete vedere anche voi. Perciò suppongo che rientri nello spirito di Un cielo di pensieri pubblicare questo piccolo scritto.
Mmm... bando alle ciance, pubblichiamo...
PS (che non è un post scrittum, ma un pre scrittum in questo caso xD): se non vi dovesse piacere, ditemelo grazie!




Aghate e la rue

Aghate avvertiva le sue scarpette leggere ticchettare sulle pietre della via. Erano di quel nuovo mar­chio, com'è che si chiamava? Ah, sì, Chanel: la incuriosiva molto. Era fine, delicato e perfetto per una brava donzella come lei.
Eppure c'era qualcosa nel cappottino che non andava, forse aveva un difetto alla schiena e non se n'era resa conto! Oh, no, che catastrophe!
Inzuppata fino a dentro le dolci ballerine arrivò a casa, aprì la porta e si buttò all'interno. Casa, dolce casa! Avrebbe fatto un bagno e si sarebbe distesa nel letto soffice con un tè caldo e un libro consono ad una damigella. Emersa dal suo bagno ai sali, inciampò nel cappottino ritrovandosi lunga distesa sulla moquette. Una busta di un rosa pallido s'intravedeva tra le pieghe dell'abito strapazzato.
La agguantò prudente e la aperse: Bonjour madamigelle... declamava ...vada alla rue Mouffetard e osservi il pied de poule, allorché troverà un magnifico trésor! Au revoir, madamigelle Aghate.
Aghate, si sentì attanagliare da una fitta di terrore puro e bruciò la lettera. Ecco spiegato il fastidio nel cappotto: la lettera era il difetto. Pensò intensamente a cosa potesse essere il “pied de poule”.
Si ritrovò a riflettere anche sul fatto che, quella lettera, potesse essere collegata ai suoi studi di ar­cheologia.
Batté convulsamente le dita sulla copertina del libro che stava leggendo mentre attendeva il bollire del tè. Un scoppiettio le ricordò, chissà come, che il “pied de poule” era un tessuto francese, ma, e con questo?
Aghate passò tutta la notte a sorseggiare tazze di tè e leggere, vedendo altre parole, altri enigmi nel libro: “Orgoglio e pregiudizio”, che, se vogliamo dirla tutta, non era affatto adatto ad una damigella d'al­to rango come lei. E non lo era nemmeno il fatto che abitasse da sola, senza essersi prima maritata! Che sciocca era, sua madre aveva avuto ragione: sarebbe valso più che vivesse un cane, invece di lei. Eppure era colta e ricca e la intrigava talmente il suo lavoro, come, al contrario, non suscitavano niente in lei, gli uomini. La chioma riccioluta di molte dame riscuoteva ovviamente maggior succes­so della sapienza, in campo amoroso, e allora? A lei piacevano le mummie e il Pantheon, c'era forse un non so che di malvagio? Non lo sapeva, ma il giorno dopo sarebbe andata alla rue!
Aspettò paziente il sorgere del sole e si preparò velocemente, non indossò il corsetto, al suo posto infilò un unico semplice abito rosa pastello, il suo colore preferito. Si rimirò allo specchio: le guance perennemente rosse non le erano mai piaciute, ma le donavano, come le fossette, erano uno strano segno d'intelli­genza. Prese il tram con l'ombrelletto stretto in mano. Scese alla rue con un peso costante nel cuore. “Osservi il Pied de poule” diceva la lettera, ma lei non capiva! Si accasciò su una panchina sentendosi un sacco di patate e picchiettò le unghie sul ferro freddo, ingegnandosi. Cos'era cambiato oggi dal giorno prima? Picchiettò e arricciò le labbra, un giovanotto si levò il cappello e la salutò, lei ricambiò... il cappotto Chanel! L'aveva acquistato il giorno prima! Controllò l'etichetta: pied de poule! Va bene, ma ora che doveva fare? Si sistemò le mani a coppa sotto il mento e guardò dritto difronte a sé, vide solo pietre. Inutilissime pietre storte che formavano tutto: terreno e muri! In col­lera prese a picchiare quelle pietre e si distese stanca sulla fredda pietra bagnata della strada.
-Che avete da guardare?!- gridò lei, arrabbiata per l'ingiusta differenza tra uomo e donna, tra ricco e povero. Fece scorrere una mano tra le fessure delle lastre. -Non c'è bisogno che si intristisca, basta essere paziente- disse una voce indistinta e Aghate si drizzò in piedi. Stava uscendo di senno? -Non abbia paura, guardi alla sua destra- continuò la voce, Aghate voltò il visetto aguzzo verso il muro e non vide nulla, corrugò la fronte. Ma che diavolo? Pensò. Una pietra cadde a terra in un tonfo e ne sbucò una mano grigia di roccia. Aghate urlò prendendo inaspettatamente quella mano nella sua. Perché lo stava facendo? Non aveva paura? No, i misteri erano il suo lavoro e l'attrazione per questi, scioglieva il timore. La mano era granulosa e Aghate chiuse gli occhi per lasciar vagare il tatto. Ma dopo tre minuti, la sua bocca si storse sentendosi qualcosa di soffice sul palmo, aprì gli occhi: pied de poule! Un romboide di pied de poule! Sorrise al fatto che fosse finemente intagliato fino a for­mare le parole: “diventerà archeologa”. -Mi scusi, si sente bene? Ha gli occhi lucidi- le chiese una donna gentile, Aghate annuì. Voleva forse dire che il muro nascondeva un reperto? Se fosse stato così, l'avrebbe fatta vedere a tutti i suoi spocchiosi colleghi maschi. Un repert! Saltellò dalla felicità di qua e di là; rimbalzando arrivò al comune. I suoi corti boccoli mielati saltavano insieme al suo corpicino gracile. -Salve- tubò al cassiere -Vorrei una concessione per uno scavo alla rue Mouffe­tard-. -Non si può, è una zona importante- disse lui. Aghate lo guardò storto e disse: -Ho det­to che voglio una concession!-. Ma non le fu data. Invece, la ricevette un suo collega arrogante e immaturo, cocco del suo professore. Aghate pianse per settimane e andò spesso a controllare i lavo­ri. Però, nonostante tutto, il reperto non si trovava e lei dubitò seriamente di aver avuto le allucina­zioni. -Jambert, ancora niente?- chiese Aghate al suo collega. -No. Ancora no, sicura che ci fosse un reperto?-. -Sì- rispose lei. Lui annuì e, ad Aghate, parve dispiaciuto di qualcosa, ma non disse nulla: le aveva rubato il lavoro, non si meritava la sua compassione e, a dirla tutta, neppure le sue lacrime. Girò sui tacchi e tornò a casa. Il cielo plumbeo le faceva salire alla mente la mano che aveva stretto e sorrise mettendo in mostra le sue deliziose fossette, una lacrima le scivolo sulla guancia e lei la cacciò via, dopo, però, vide che stava piovendo e restò col dubbio che non fosse stata una goccia di pioggia. Quella notte lesse fino a tardi: “Ragione e Sentimento”. Quando ebbe terminato le venne da piangere nuovamente, ma fermò bruscamente le lacrime uscendo di casa e correndo nella notte fino alla rue. Ripeté il gesto che aveva compiuto e cadde a terra assaporando le pietre fredde e umi­de. Le risuonarono in testa le parole di Jane Austen, quelle avverse della madre: -Tu non sei un uomo, Aghate!-, quelle del suo professore: -Sarà difficile...-, la tristezza di Jambert, il giovane che si era levato il cappello, il fruscio del cappotto Chanel, il cadere della pioggia su di lei e, senza render­sene conto, aveva chiuso gli occhi e stava piangendo liberando la frustrazione dentro al cuore. Il tur­binio dentro di lei la assordava come una canzone all'Opera. Un fulmine si abbatté troppo vicino a lei e il tuono che seguì le costò un dolore sordo alle orecchie. Se le coprì premendoci le mani. Con la bocca aperta, il labbro inferiore tremante, il rossetto rosso colato sul mento, ammirò lo spettacolo devastante davanti a lei: il muro rimanente era crollato, al posto delle pietre vi era una statua di uomo. Lui era bello come il sole e Aghate se ne innamorò a prima vista. Un uomo reperto. Allungò una manina e gli sfiorò una mano. La mano si mosse e strinse la sua, lei vide gli occhi grigi come l'ardesia aprirsi lenta­mente, e la bocca schiudersi: -Aghate, l'archeologa- disse la statua con un sorriso. -Ti amo- sussurrò lei. -Ma... io non so piangere, né muovermi, né amare, solo in modo platonico- disse titubante di rimando lui. -Sei perfetto così, mio reperto- iniziò Aghate -Mia madre aveva ragione, il tempo aggiusta tutto- rise della storpiatura, sua madre credeva che il tempo avrebbe fatto sposare Aghate, ma si sba­gliava. -Mi piace la tua risata, somiglia ad una campana- commentò la statua. Aghate si portò le mani a coppa sotto il mento e rise più forte davanti al viso stranito della statua. Restò fino al mattino vicina a lui. La scoperta del reperto venne accreditata a lei e divenne un'archeologa di professione. Anche Jambert divenne archeologo. Il reperto rimase un mistero per tutti, compresa Aghate e anche la lettera all'interno dello Chanel. La madre di Aghate si rassegnò e non rivolse più la parola alla fi­glia.
La statua non ebbe mai un nome vero e proprio, ma ebbe Aghate che gli dava amore tutte le notti, in cui andava a trovarla; la donna la scalava con l'aiuto della sua mano di pietra e si baciavano appassionata­mente. Aghate non confidò il suo segreto a nessuno, né si maritò, né ebbe figli.
La sua esistenza fu un po' quella di una emarginata e tutti si chiedevano come fosse possibile che le piacesse.
La statua le raccontò di tutte le coppie d'innamorati che si erano baciati davanti al muro credendo di essere soli, delle amicizie strette in segreto proprio lì e delle combutte e gli omicidi consumatosi di­fronte. Aghate ascoltava sempre rapita con le mani a coppa sotto il mento, tentando di risolvere le congiure narrate, storcendo le labbra.
In seguito alla morte di Aghate, la statua non parlò mai più con nessuno, ma ad ogni rintocco delle campane alzava le mani di pochi millimetri ed, in anni e anni, arrivò a posarle a coppa sotto il men­to.

Quindi lettori??
 Io non lo rileggo, ho il terrore di trovare errori dimenticati!