Bloody Anne Cash

Una rondine passò svelta nel cielo. Aprì di scatto le sue ali e virò dentro una nuvola. Il sole illuminava tutto l'oceano. La distesa d'acqua era calma sotto i suoi raggi cocenti. Al centro delle acque cristalline c'era una nave. Una nave grande e bianca. Il capitano agitava la sua sciabola per spiegare ai piccoli pirati come si combatteva.
Il capitano era sempre stato un uomo buono, aveva garantito tutto, giorno per giorno, alla propria ciurma e insieme avevano salvato intere isole dall'attacco di altri pirati.
Ormai lui però era diventato troppo vecchio e, da lì a poco, avrebbe lasciato il suo posto alla figlia cresciuta con amore e rispetto.
La piratessa Anne Cash prese il sopravvento sulla nave appena il padre se ne tornò in patria e aggiunse al suo nome una particella. D'allora in poi sarebbe stata Bloody Anne Cash.
Bloody Anne dipinse la barca di un rosso scuro, rossa come il sangue che avrebbe voluto versare. Ogni volta che Bloody Anne passava per mare, una tempesta si formava all'orizzonte. La figlia del pirata Cash aveva deciso che la sua sarebbe stata una ciurma basata sugli antichi splendori. Niente più città salvate, quanto più navi nemiche saccheggiate.
Bloody Anne era la combattente più crudele che si sarebbe mai potuta incontrare per mare. Arruolò diversi pirati e piratesse ed escluse i bambini tanto amati dal padre.
Il suo primo saccheggio non è facile da dimenticare. Bloody Anne saltò giù dalla nave coordinando alla perfezione i propri marinai e sfoggiò una danza mortale impeccabile. Ogni volta che la sua sciabola fendeva l'aria, spargeva sangue. Andando avanti con gli anni, il suo nome mutò ancora e divenne Anne Spada Rossa.
Un giorno, Bloody Anne ingaggiò una guerra con una nave nemica, ma i combattimenti non ci furono mai. La sete di sangue della piratessa aumentò spropositatamente e all'alba del suo ventesimo anno di età, per placarla, si fece avanti una strega che le propose dieci anni di morte al termine dei quali sarebbe stata lei a perire, ma da leggendaria assassina dei mari. Bloody Anne accettò e partì con la sua nave rossa e le nubi tempestose dietro le spalle alla volta dei dieci anni durante i quali il fato l'avrebbe messa alla prova per farla diventare l'Assassina dei mari. La rondine piegò le ali ed invertì la rotta.

Ah, e amo tutti voi...

Mi piacciono le metafore, mi piacciono le similitudini, le uso sempre, le amo perché esprimono alla perfezione quello che sento. Mi piace ripetere le parole. Dirò mi piace per altre dieci righe.
Adoro le t-shirt da maschio e le felpe che mi nascondono tutta. Mi mangio le unghie. Faccio la stupida perché essere seria mi impaurisce. Faccio in modo che le persone pensino una certa cosa di me perché ho il terrore di mostrarmi e poi tutti capiscono tutto di me. Tutto tranne una cosa. Molte cose, piccole cose, inutili se le si vuole definire tali. Sentire una canzone sparata nelle orecchie mi fa provare qualcosa che assomiglia pericolosamente alla vita. Ballo quando mi devo sfogare perché sono stonata.
Voglio sapere ogni cosa di tutti (sono un'impicciona) perché poi ci devo creare delle storie sopra. Leggo fantasy, ma ne scrivo pochi.
I miei libri sono insulsi e strani, tendono a scavare il lato superficiale per fare una psicoanalisi dei personaggi, ma dubito sia questo il risultato. Divento iperattiva se qualcuno mi fissa. Sono imbarazzante e creo disastri ovunque io vada. Gli alcolici mi fanno schifo. Disegno come una bambina dell'asilo, ho le idee in testa, ma disegnarle non mi riesce quanto scriverle. A novant'anni fumerò come una turca. Se mi deste quattro pacchetti di caramelle, li mangerei tutti uno di fila all'altro. Da piccola (anche adesso) mi sfogliavo i libri d'italiano e leggevo tutte le poesie e tutti i racconti che c'erano. Capisco che qualcuno è davvero mio amico quando gli chiedo se mi può tenere sotto l'ombrello e lui/lei in compenso lo chiude e mi dice di correre. Il mio amico immaginario si chiamava Colchici, ho scoperto in seguito che fosse il secondo nome di un fiore che si chiama croco, come ne fossi a conoscenza resta avvolto nel mistero. Alice nel paese delle meraviglie è la mia favola preferita. Sono molto affascinata dalle culture orientali. Adoro le storie drammatiche: cuori mangiati e teste tagliate. Mi piace poter parlare di tutto. Ho bene in testa quello che farò nella vita e potete scommettere che sicuramente non accadrà perché sarà molto molto meglio. Continuo a scrivere.

Roba da... ninfale fiesolano!

Che giornate stressanti. Odio la matematica, la odio con tutto il mio cuore. Finito il liceo, mai più! Ancora due anni e poi addio per sempre matematica.
Per colpa di questa stupida materia il mio cervello sta scoppiando, mi sento stupida, sono stanca e non faccio altro che fare logaritmi su logaritmi ed equazioni esponenziali su equazioni esponenziali. Non ce la faccio più, estate arriva, ti prego!
Oggi studio, domani studio, dopodomani studio, venerdì studio, domenica studio e così via!
La mia faccia negli ultimi giorni, sembra
una presa per il culo continua!
Perché figuratevi se c'è solo matematica! Magari!
No! Giovedì c'è arte e c'è inglese che non è nemmeno normale perché arte ha già una verifica e una interrogazione e basterebbero due voti e inglese che ci ha sempre fatto verifiche alla cazzo, adesso salta fuori con una verifica improntata tutta su roba da studiare a memoria e letteratura inglese... tutto il libro di letteratura inglese e io non l'ho mai studiata per tutto l'anno!
Mi viene da ridere, perché piangere sarebbe troppo triste!
Venerdì c'è l'interrogazione di latino, ma quella non mi preoccupa e un'analisi di italiano su testi che solo io in tutta la classe riesco a capire senza leggere le note, ma sempre e colo io riesco a prendere l'insufficienza su una cosa nella quale sono migliore degli altri! E sabato, oh Santiddio Cristo, quello di filosofia s'è messo in testa che vuole interrogare ancora, nonostante abbia già tre voti di tutti e ne bastino due! Ma lunedì c'è anche storia e pensate a quanto avrò studiato per l'interrogazione con una settimana del genere, per non parlare di fisica mercoledì e religione! Sì! Religione! E lei dà anche le insufficienze... in RELIGIONE!
Ma quel diavolo di Pulcinella non c'è mai quando mi serve e nemmeno il mio cervello c'è mai quando mi serve. In questi giorni ho la pazienza regolata al minimo, sono forse più devastata di quelle povere ninfe che scappavano dietro ai satiri nelle poesie di quel babbano di Lorenzo il Magnifico, che poi nemmeno ci volevano scappare davvero dai satiri...

Se la Nutella svanisse, cosa avrebbe senso? Ora avete capito il senso del post!

here's to never growing up – Avril Lavigne
L'ho abbracciato troppo felice per lui.
E' corso tutto emozionato da me e mi ha detto che stava con una ragazza.
Siamo amici dall'inizio del liceo e l'ho visto triste tante volte, ma oggi era felice, stava bene.
La ragazza con cui sta è una persona meravigliosa.
Mi ha raccontato tutto tra una sigaretta e l'altra ed io ho amato sentire la sua storia.
Poi me ne sono andata a casa e ho cominciato a pensare. Sembra tutto proprio come all'inizio. Da quando abbiamo cominciato a parlare intimiditi l'uno dall'altra e poi a capire che nonostante tutto dentro eravamo simili. Abbiamo cominciato a uscire, a divertirci, a scambiarci musica e a raccontarci tutto.
Ed è bellissimo perché siamo passati attraverso anni, amicizie, amori, smistamenti, odio, pianti e risate e adesso che lui è fidanzato e io sono tornata quella solita ragazza che conquista e poi lascia con la variante dell'amore nel cuore, noi continuiamo a stare alla fermata tra gas di scarico e caldo soffocante e vociare assordante sempre più uniti in un'amicizia che no, non si dissolverà. Ci sono cose destinate a durare per sempre e lo senti, lo capisci, è semplice, lo guardo e so che sarà sempre così.
E se queste cose svaniscono, niente ha più senso. Mi sento una ragazza vissuta; amo le rughette che si formano sul mio volto quando rido... un giorno diventeranno solchi nella mia pelle e allora saprò di avere vissuto la vita che volevo.

Ecco cosa mi fa stare davvero male

I miei professori di italiano dicono che scrivo male. Questa dice addirittura che si vede che non leggo e che non scrivo. Mi dice che mi dovrei allenare perché i miei testi sono davvero poco scorrevoli.
Questo mi fa stare male, mi fa stare male perché credo che scrivere sia l'unica cosa in cui riesco bene davvero e soprattutto perché non vorrei fare nient'altro.
Sto iniziando a pensare che scrivo in un modo pietoso. Mi sta distruggendo.

Titolo soggettivo

–Perché non indossi mai un rossetto?– mi ha chiesto una ragazza che conosco da un po', ma con la quale non ho mai avuto un vero e proprio rapporto.
Io ho scrollato le spalle. E' da una vita che tento di mettere i rossetti di mia madre e a comprarmene di miei, ma nonostante mi piacciano da impazzire, non mi sento libera, non mi sento me stessa.
Credo di essere fin troppo dura con le restrizioni verso di me. Non indosso gonne perché voglio saltare. E santo cielo, quanto salto io non salta nessuno, potrei arrivare al cielo se volessi.
Ho sempre avuto la mania di saltare. Mi piace perché esprimo un po' di me stessa, perché così mostro un po' dell'argento vivo che mi sento dentro.
Mi piace credere che l'argento scorra insieme il mio sangue come una linfa benefica. Mi piace essere così scoppiettante e, anche se lo volessi, non passerei mai un giorno senza ridere.
Quando rido mi sento bene... a pensarci, giorni completamente bui nella mia vita non ci sono mai stati, quando sono con gli altri cerco sempre di dare il meglio di me e io questo lo adoro. Non vorrei mai che qualcun altro si sentisse a disagio in mia compagnia.
Sapete, mi sento perennemente un fuoco dentro. Non ho mai vissuto neanche un secondo senza la passione per qualcosa o qualcuno, suppongo che se passassi più di un mese senza innamorarmi impazzirei. Sono fatta così, non che mi piaccia particolarmente, ma devo accettarmi. Comunque sì, dentro di me c'è una specie di fuoco che brucia ogni secondo, mi emoziono per qualunque cosa in effetti: per una canzone, per un libro, mi sono emozionata anche quando ho visto un mio amico con la sua ragazza. Erano bellissimi e non riuscivo a non essere felice per loro. Ma qui c'è un punto critico. Io mi nutro della dolcezza che emanano le altre persone, ma non riesco a dare tutta me stessa a qualcun altro, non mi apro completamente con nessuno.
A volte mi arrabbio per questo, perché è ingiusto, perché io so che ci sono persone nella mia vita che mi dicono ogni cosa e che vorrebbero che stessi di più con loro e io invece mi preservo sempre la mia libertà, come se fossi disposta ad abbandonarli da un giorno all'altro, cosa che non farei mai. E lì il fuoco brucia e mi ritrovo a pensare di essere rinchiusa in una gabbia, che arriverà quel giorno in cui nessuno mi vorrà più. Sono sempre stata abituata ad essere sola e indipendente, ad essere forte per me stessa e a contare su nessuno. Non ho una famiglia numerosa e nella mia predomina l'unicità al posto dell'unità. Sono sola. E ho paura perché so che la mia natura non è limpida, che nasconderò sempre qualcosa alle persone che amo. Lacerata dalla libertà che sento nel cuore.

E' inutile che ci prendiamo in giro... la forza risiede in noi.

Non m'importa cosa vogliano gli altri. Non mi farò buttar giù da loro. Devo rialzarmi. L'ho fatto talmente tante volte. Ogni volta prendo un respiro e lo ributto fuori tutto tremante. Era al sicuro dentro di me. Ce la farò, perché ogni volta che cadrò e mi rialzerò sarò più forte. Perché nessuno può impedirmi di lottare. Ed è questa la forza più grande che abbiamo: che nessuno può impedirci di pensare e lottare per i nostri ideali e per noi stessi.
La verità è che noi potremmo fare tutto se volessimo. Gli altri non hanno alcun potere su di noi. La verità è che sulla terra non esistono vere e proprie leggi se non quelle della natura.
Se noi manteniamo un animo forte e indistruttibile, nessuno ci potrà attaccare.
E allora spendiamo le nostre energie per combattere e fare quello che amiamo, sentirci bene, sentirci veri. E anche se falliamo, non avremo mai fallito davvero perché abbiamo dato tutti noi stessi e una guerra persa sul campo di battaglia spargendo il nostro sangue, è una vittoria. Perdere con onore non è essere perdenti, è essere veri.
La perfezione non esiste. Chi stabilisce chi è perfetto e chi no? Io non ho sempre vinto, io sono caduta, sono stata umiliata e mi sono umiliata, ma sono sempre qui e per me sono perfetta nei miei errori.
Sono sulla terra per vivere, non per vivere morendo. E se potessi tornare indietro non solo rifarei i miei errori, ma li riguarderei fiera di me stessa perché nonostante io sia stata una sciocca, avventata e sconsiderata, l'ho sempre fatto perché sono io e non sono mai crollata.
Quindi non crollate mai, sbagliate, commettete i vostri errori in nome di quello che pensate, in nome del vostro carattere, ma poi prendete un respiro e continuate perché è proprio vero che ogni giorno è un nuovo inizio.
Che voi abbiate venti o ottant'anni potete sempre alzarvi la mattina e dire: "Dài, che la vita è appena iniziata".