Happy Holidays!

Amici miei, come state? Spero bene, lo spero davvero, spero che stiate passando delle splendide vacanze.
Volevo avvisarvi che domani partirò, domani andrò in un posto in cui ho sempre desiderato andare, forse non il mio preferito, ma almeno ne avrò uno da spuntare dalla lista. Non porterò con me il computer e quindi non credo di riuscire a scrivere dei post, ma con il cellulare risponderò sicuramente ai vostri commenti. Mi porterò un blocco per gli appunti e delle penne così potrò scrivere e poi quando sarò tornata farvi un resoconto, forse più di uno perché avrò tanto da raccontare! Sono così emozionata. Da leggere in viaggio mi sono portata: La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker, che è un bel mattoncino e mi farà compagnia per un bel po'.
Tornerò circa fra due settimane, quindi aspettatemi!
Intanto vi auguro una splendida estate per le prossime due settimane (perché poi ve l'augurerò ancora) e vi saluto, ma solo per ora!
Vi voglio bene!

Gaza.

"Non abbiamo alcun interesse ad uccidere civili innocenti e ci rammarichiamo sempre quando i civili vengono colpiti, ma questo tipo d'azione, secondo me, è stato uno dei nostri più grandi successi" Sharon.

Credevo che la responsabilità sulle vite di persone innocenti spettasse a tutti coloro che la vita ce l'hanno ancora. E' una vergogna, uno schifo, persone che non si rendono conto di ucciderne altre, persone che non sono in grado di comprendere la disperazione di persone che si vedono piovere sulla testa bigliettini che le avvertono che tra tre quarti d'ora le loro case saranno bombardate.
Dov'è l'umanità? Bisognerebbe mettere persone che dicono frasi così obbrobriose davanti alla morte da innocenti.
Nessuno di coloro che bombardano contro dei civili pensa che dei terroristi non cesseranno mai il fuoco vedendosi arrivare addosso altro fuoco?
Il rammarico e il dispiacere gli abitanti di Gaza lo sputerebbero in faccia a Sharon e avrebbero ragione. Qui tutti hanno colpe, tutti tranne i civili. Gli insegnanti, i bambini, le donne, gli onesti non hanno colpe e niente, NIENTE, potrebbe mai scusare qualcuno che butta missili su queste persone ben cosciente che di terroristi veri ne ammazzerà ben pochi.
La guerra porta altra guerra. La violenza porta altra violenza. E la stupidità porta altra stupidità, condita con una buona dose di fanatismo religioso: ebraico e musulmano.
Quindi sì, siamo arrivati al punto che sia Ebrei, sia Musulmani sono diventati dei criminali, dei terroristi, sono diventati uguali perché, checché se ne dica, il male quando lo si fa per qualsiasi motivo si imbastisca è sempre male. E uccide lo stesso.

Humans

Je ne regrette rien

Non, Je Ne Regrette Rien - Edith Piaf

Io e mia madre non parliamo tanto, il più delle volte discutiamo di cose che alla fine non interessano né all'una né all'altra, ma l'altro giorno mi ha lasciato esporle i libri che devo ancora leggere della libreria perché me ne vuole prendere uno.
Ne ho accumulati davvero tanti, saranno una trentina (carte sconto, sconti vari e promozioni fanno male alla salute) e tutti che non vedo l'ora di leggere.
Quando me l'ha chiesto sono rimasta deliziata, mi sono sciolta la coda che tengo per scrivere, mi sono alzata dalla sedia e, in mutande e con i calzini che strusciavano sul pavimento, ho aperto la libreria. Glieli ho spiegati tutti, la trama, quello che mi piaceva e quello che adoravo. Lei si è accorta e mi sono accorta anch'io, che non ce n'è uno che sia una storia spensierata e non drammatica. Ho questa strana predilezione per il dramma che lei non condivide. La verità è che sono quasi certa che nel novanta per cento dei libri un personaggio, anche principale muoia. Mi sto appassionando a leggere quello che scrivo. Nel mio libro non è morto nessuno e non ho intenzione di far stragi, ma sinceramente non è una storia tranquilla e spensierata, beh, bastava conoscermi per intuirlo.
Alla fine ne ha preso uno e ha voluto farsi giurare e spergiurare che in quel libro i protagonisti non morivano. Io gliel'ho assicurato, ma non credo di aver fatto bene...
Oggi ho trovato un gattino. Ho salito le scale tornando a casa e c'era un tenero gattino ad aspettarmi. Grigio con delle striature nere, davvero magnifico. Me ne sono innamorata. Poi è arrivata la madre, che mi ha guardata e ha lasciato che portassi a casa la sua piccolina.
Le ho dato il latte, un po' di prosciutto e un po' di pane. Lei se ne stava alla ringhiera a osservare le macchine che passavano. Quindi l'ho liberata, se vorrà tornare ne sarò ben felice, anche se dubito. Stamattina non ho scritto per niente, adesso vorrei rifarmi, ma la mia mente si è svuotata e non può farlo perché devo finire il libro e ancora ho sessantaquattro fogli A4 da riempire.
Non so cosa mi sia capitato superando i due terzi di libro, non mi è venuto il blocco dello scrittore, ma ho come paura di andare avanti, oppure non mi piace quel che scrivo. Ho provato a fare una pausa per due o tre giorni, ma non ce la faccio più, la voglia di continuare è troppa. Non faccio altro che pensare alla prossima pagina, al prossimo dialogo, al prossimo colpo di scena e allora mollo tutto e corro a scrivere. Forse sono malata. Penso sempre a scrivere, a leggere e a prendere la patente. Le feste e le discoteche non mi divertono più. Ho solo voglia di uscire all'aria aperta ogni giorno e prendere spunto per il prossimo capitolo. Una mia amica mi dice che sto sprecando l'estate, che l'estate bisognerebbe festeggiare e continua ad invitarmi in ogni discoteca possibile e immaginabile. Le dico sempre di "no". Non sento di star sprecando l'estate, sento che ogni mattina mi sveglio con la voglia di andare avanti e poi la discoteca non mi attira più, là dentro non ci capisco niente e nessuno è mai davvero interessato a conoscere nessuno, è solo un'accozzaglia di gente. Ballare mi piace, ma non così, lì a nessuno importa di ballare con te e per questo andarci sarebbe davvero uno spreco di tempo. Adoro sfogarmi, solo non in quel modo. E' tanto strano voler andare in un posto dove la gente veda la tua faccia per conoscere delle persone? E poi d'estate si dovrebbe fare quello che non si riesce in inverno. In discoteca ci si va tutto l'anno, per adesso a me importa scrivere.

Quel grammo in più

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Sto per andare a scuolaguida, sono tornata.
La vacanza ha avuto i suoi alti e bassi ed è stata strana, ma mai quanto quel ragazzo ho incontrato là. Non mi era mai successo, in un attimo è accaduto tutto, ancor prima che me ne accorgessi, ma non ne voglio parlare, fosse lo farò, velatamente, ma non oggi.
Oggi sono distrutta, scrivo da tutto il pomeriggio e non ce la faccio più, sono di quello stanco felice, quello di quando sei distrutto, ma stai comunque alla perfezione.
Bevo un caffè dopo l'altro e ogni tanto un sorso di vino. Mi sento una vecchia spugna ubriacona, ma ho come l'impressione che quel vino abbia una gradazione molto bassa, il caffè sembra avere effetti più forti del vino. Qui fa caldo, ma non è ancora il caldo che speravo. Stasera volevo uscire, ma poi ho pensato che effettivamente avevo più voglia di scrivere.
Non so voi, ma a me scrivere dà quel senso di esaltazione misto a stanchezza che si ha solo dopo essersi drogati, o almeno credo, non l'ho mai fatto.
I miei genitori hanno capito che non devono stressarmi, che esco quando ne ho voglia e che non lo faccio a tappe continue come gli altri. L'hanno capito anche perché quella volta che mi avevano detto che uscivo troppo poco, sono uscita di casa e sono tornata alle quattro, non ho fatto niente di che e li ho informati che avrei fatto tanto tardi e loro sono stati al gioco. Adesso se esco va loro bene e se non esco è lo stesso. Stasera vedrò, lungo il percorso per tornare a casa o anche prima.
Due mesi fa non avrei mai potuto farlo, scegliere di uscire mezz'ora prima di farlo, dico. Non so se i miei si siano rassegnati o se abbiano acquistato fiducia in me.
Forse hanno semplicemente realizzato che non sono niente di speciale come figlia ribelle, il massimo che riesco a fare è bere un bicchiere di birra mentre parlo con i miei amici di politica e poesia.
Certo l'ultima esperienza per loro è stata stupefacente, un ragazzo venticinquenne laureato, ballerino di electro dance/animatore che si avvicina una mattina alla loro figlioletta e le chiede in un colpo di uscire, ma l'unica ora per uscire è dopo il lavoro in campeggio, che finisce alle tre di notte. Questa cosa è stata stupefacente anche per me, non crediate. Ecco, l'ho detto, non mi sono trattenuta. "Assurdo" tutto quello che pensavo era assurdo. E poi non è stato così male, anzi. Io, però, ho tenuto che finisse tutto lì. Perché a me piace scrivere molto più dei ragazzi e questa cosa era davvero troppo impegnativa. Tutto senza pretese, com'è giusto che sia. Voi non avete idea di come io sia uscita da quest'esperienza, che, pur fulminea, mi ha donato un senso di sicurezza in me stessa che non avevo. Sto bene, ragazzi, sto davvero bene. Sono più portata a parlare con le persone, meno chiusa, sono davvero orgogliosa di questa vita. La conclusione di oggi è che tutti avremmo motivi per deprimerci, forse alcuni più di altri, ma tutti abbiamo dei motivi per essere felici. E la felicità non è perfezione, non è che tutto vada bene, per me la felicità in questo momento (e solo ora) è quel grammo di sicurezza che mi mancava.
Trovate anche voi la vostra temporanea felicità.