Innocenza perduta.

Gods and Monsters - Lana del Rey

Ho perduto l'innocenza. Così dicono, almeno.

E' vero, ho perduto l'innocenza, ma è stato così solo perché non l'ho mai voluta trattenere.

Uno scrittore innocente non vale niente, non per me.
E poi l'innocenza per me era solo un adattamento, non una predisposizione. Era qualcosa che mi sarebbe servita finché non sarei cresciuta abbastanza da voler conoscere lo sporco del mondo.

Cosa significa perdere l'innocenza? Quando la si perde?
Fumando una sigaretta. Facendo sesso. Fumando una sigaretta dopo aver fatto sesso.

Scorgendo una prostituta ai bordi della strada e sentirla chiamarti, come se tu fossi chissà chi, e poi vedendola il minuto dopo salire sulla macchina di un tizio con la testa mezza calva e gli occhi infossati.

Guardando uno dei tuoi migliori amici inalare cocaina. Là, impotente.

Vedendo quella che era stata una delle tue più forti rivali consumarsi dietro l'anoressia, usando la malattia come uno scudo volto ad una minaccia che non c'è.

Cercando di fermare una ragazza, con la quale hai scherzato e chiacchierato, ma della quale ormai sai poco e niente, dal tagliarsi con una lametta.

Ascoltando le risate di ragazzi codardi rivolte ad una tua amica, che si sta svendendo.

Oh, no. Non così.

Sì, io fumerò un po' e berrò un po' di vino, ma quello che mi affascina più di ogni altra cosa è leggere libri come Le Notti Bianche di Dostoevskij, ascoltare musica e guardare film. Io che il mio più grande problema è una lite furente che mi graffia di tanto in tanto. Le cui bruciature, anche con la saliva, non si rimarginano. 

Io. Io davvero ho perso l'innocenza? Non tutti loro, non i peccatori, i drogati e i venduti? 

No.

Io che mi sento come se fossi stata mille anni sotto al sole e mi fossi indurita per colpa della salsedine. Io che mi sono pietrificata. Che non rinuncerei mai al lavoro che sogno per amore e che non amerei niente, proprio niente, più di me stessa, eccezion fatta per i miei libri. 

Sì, io ho perso l'innocenza. Ed è stato un processo interiore durante il quale la mia spassionata fiducia per tutto e tutti si è trasformata in rispetto. In un senso di giustizia. 
E, badate bene, non è un freddo senso di giustizia, ma è un qualcosa di caldissimo e bellissimo. Qualcosa che mi permetterà di guardare il mondo con altri occhi e di raccontarlo, esattamente come adesso sto raccontando me stessa. 
L'unica che conosco.  

Il pentametro giambico è solo un verso vuoto, chiuso tra me e le onde del "di là"

Aggiornamento sul tempo: piove e fa freddo. Aggiornamento sugli eventi: oggi nel mio paese c'è una manifestazione a favore dei diritti LGBT e contro le idee delle Sentinelle (a favore della famiglia tradizionale). Aggiornamento sul mio attuale stato: non potrò andarci perché devo studiare filosofia.
Devo studiare Marx, Comte, Bergson, Nietzsche, Freud, Adler, Heidegger e Sartre.
Filosofi che hanno scritto le loro opere per far sentire le loro voci e le loro opinioni.
In questo momento sto studiando le opinioni degli altri senza poter esprimere la mia.
Un paradosso.
Se fossi la mia professoressa di filosofia direi ai miei alunni di lasciar perdere e andare a comportarsi come filosofi veri, a fare filosofia. Purtroppo non lo sono. E, in questo mondo, nella mia classe, nella mia scuola, è più importante sapere la vita di un'altra persona, o almeno è prioritario saperla rispetto al vivere la propria.
Me ne farò una ragione.
Sapete cosa? Non riesco più a farmi una ragione di niente. Sto diventando una novella Cacciari. No, per carità. Cacciari proprio non lo reggo, sebbene condivida la maggior parte delle sue idee.
Meglio andare a studiare Nietzsche.
No, condivideva il discorso delle razze inferiori e superiori.
Meglio Marx.
Nah, Marx mi fa venire voglia di prendere le chiavi di casa e andare alla manifestazione.
Meglio Sartre.
No, troppo depresso.
Però studiarlo è piacevole.
Andare alla manifestazione però è giusto. Eserciterei un mio diritto.
Sì, ma se non mi promuovono, altro che diritti.
Niente manifestazione e via allo studio...
No. Sì. No. Sì.
Aaaaah, questo Sì e No è un'associazione di idee, il flusso continuo di pensieri nella mia testa.
Adesso parliamo di Freud... o di Joyce. Cosa c'entra Joyce?
Sto impazzendo. Troppo studio. E se andassi alla manifestazione?
No. Devo farmi promuovere, di manifestazioni ce ne saranno altre. Le ultime parole famose.
Questo flusso di idee sta diventando una droga.
Devo studiare.
Voi, però, fate una cosa: manifestate anche per me. Anzi no, ignoratemi.
Mi sto solo sfogando. I diciotto anni e la maturità fanno male a tutti.
Voi fate quello che volete, siamo in un Paese lib...

[...]

E se ci stessero schiavizzando?

Different - Joan Jett and Miley Cyrus

Se un giorno ci trovassimo più adulti e camminassimo per strada, in mezzo a tutto quel turbinio di gente, le rotelle nella nostra mente ci farebbero impazzire. Allora ci fermeremmo, chiuderemmo gli occhi e respireremmo.
Penseremmo immancabilmente a tutto ciò che non funziona in noi, a tutti i disastri che abbiamo fatto.
Ci hanno sempre insegnato come ci si deve comportare quando si perde e come quando si vince.
Nessuno c'insegna mai come vincere.
Nessuno ci dice mai che vincere è importante. Nessuno ci dice mai: "Dài tutto quello che hai, non ti arrendere, non ci sarà una seconda possibilità, devi farlo adesso".
Tutti ci dicono che la vita va avanti.
"La vita va avanti, se perdi non muori, se non ti piace lascia, ci sarà qualcosa di più comodo. Ci sarà sicuramente qualcosa di più facile..."
Basta!

Non voglio qualcosa di più facile, non voglio abbandonare, non voglio arrendermi, non voglio che la mia vita vada avanti lo stesso.
Voglio avere davanti strade difficili, voglio le sfide, voglio lottare, voglio consumare tutta me stessa in questa vita.

Che gusto c'è in una vittoria non vinta, in una vittoria non sudata?

Voglio piangere, stancarmi, distruggermi, voglio correre, urlare.

Non m'interessa una macchina che va da sola.
Perché dovrei comprare un libro che si legge da solo?
Voglio vedermi a ottant'anni con i capelli bianchi, le mani rugose, la voce rauca e gli occhi vispi.

Vorrei che alla fine della mia vita, il mio specchio riflettesse una vecchia distrutta, che non ha avuto una vita facile e che non si è mai piegata alle strade più semplici.

E basta con queste politiche del "perdi pure, tanto non succede niente". E' solo una dittatura del comfort. E' solo un controllo totale mascherato da un milione di scelte.
Trasformiamoci in guerrieri, conquistiamoci la vita che ci stanno rubando.

Si chiamava Klodian Elezi, aveva gli occhi pieni di volontà.

Non Farti Cadere le Braccia - Edoardo Bennato

Albania, Egitto, Marocco, Libia, Siria, Nigeria.
Il sogno di un giovane di lavorare. Il sogno di un vecchio di vivere ancora un po'. Il sogno di una madre di dare da vivere al proprio figlio. Il sogno di un bambino di non avere più paura. Il sogno di un adulto di credere in ciò che desidera. Il sogno di studiare. Il sogno di non morire. Il sogno di non mettere i piedi su una mina antiuomo.
Ho visto occhi piangere, lottare, infuocarsi di rabbia, accendersi di speranza, tristi di abbandono e felici di un nuovo mondo.
Ho visto persone rannicchiate per terra, al buio, ben attente che la luce della sorveglianza non si posasse su di loro. Li ho visti scattare, con una forza straordinaria, verso quella che noi chiamiamo "barca della morte" e che loro chiamano "barca della vita".
Li ho visti cadere sulla terra ferma, sfiniti, e poi rialzarsi con del sangue nuovo nelle vene. Nei loro occhi non c'è noia, c'è volontà.
Ho visto ragazzi accalcarsi come cani in cerca di un boccone di pane.
Ho visto questi stessi ragazzi finire l'Expo. Ne ho visto uno morire, cadere e morire. Per il cibo. Si chiamava Klodian Elezi.
Ho visto bambini indifesi sporcarsi le labbra inneggiando alla vita e al cibo per tutti proprio nel luogo dove poco prima era morto un ragazzo per la fame.

Oh, ho visto tanta vita. Nell'albanese, nell'egiziano, nel marocchino, nel libanese, nel siriano, nel nigeriano, in Klodian. Ho visto tanta vita negli italiani che cercano la verità. Non ho, però, visto un solo grammo di vita nel coro dei bambini che cantavano l'inno nazionale; solo tante bugie nascoste sotto le macerie dell'ignoranza.



Voglio migliorare il mondo e so che, come me, tanti lo vogliono. Io credo nei giovani, nei vecchi e negli adulti. Io credo nel futuro. Io credo nelle brave persone.

"Essere giovani vuol dire tenere aperto l'oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro" Bob Dylan.